
laFeltrinelli.it
Webster.it“Un uomo in catene attraversa le distese ghiacciate per l’eternità. In lontananza, forse, si muove un branco di renne, o un cacciatore getta un’ombra sulla neve. Ed è tutto. La Siberia occupa un dodicesimo delle terre emerse dell’intero pianeta, ma questa è l’unica certezza che ci lascia nella mente. Una bellezza desolata, una paura indelebile”.
Colin Thubron, uno dei più grandi travel writer al mondo inizia così il suo libro. Un libro che è reportage di viaggio, un’inchiesta attenta e dettagliata, ma pure un romanzo dove sfilano persone con tante storie vere, vissute.
In Siberia è il resoconto di questo grande scrittore inglese che ha percorso 24 mila chilometri nell’inferno ghiacciato di una delle regioni più belle e selvagge del pianeta, regalandoci con una prosa limpida ed evocativa un affresco storico unico.
Lo ha fatto come piace a noi, viaggiatori di un altro tempo: solo, uno zaino di poche cose soltanto sulle spalle, un taccuino per fermare il tempo e le emozioni vissute sulla Transiberiana, in aereo per arrivare al Circolo Polare artico, nella città lager di Vorkuta dove i sogni del comunismo morivano a frotte come le persone che ci avevano creduto.
Si è spinto sino alla terra dell’oro e dell’uranio, la regione della Kolyma: lì due milioni di uomini persero la vita, vittime della spietata dittatura stalinista. E poi ancora verso i monti Altaj per scoprire le tombe degli antichi sciiti.
Di questo straordinario libro, Ryzsard Kapuscinski, uno dei più grandi reporter di sempre ha detto: “Thubron descrive splendori e bassezze di un quadrante sconosciuto della terra, e con il racconto del suo viaggio chiarisce la sofferenza delle vittime dei gulag”.
Ma a rendere unica quest’opera è soprattutto la gente comune: quella che lo scrittore inglese incontra e racconta per far vivere a noi lettori la loro storia che tratteggia all’orizzonte la grande storia della sterminata Siberia.


A pochi chilometri dalla capitale lituana, Vilnius, per rivivere sulla propria pelle il regime dell’Unione sovietica. Bastano cinquanta euro.

Il parlamento lituano mette al bando i simboli del comunismo e li equipara al nazismo. Ma c’è qualcuno che ha il coraggio di gridare allo scandalo.

Svelato il mistero che avvolgeva i corpi ritrovati negli Urali nel 2007: sono i resti mortali dei figli dell’ultimo Zar. Tutti trucidati nel nome della Rivoluzione bolscevica.