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Tutto il mondo è paese; eppure non tutto è amore, o se è amore è un amore che procede a sbalzi, a tentoni. Per questo i luoghi, le facce stesse, le storie, diventano una sorta di magma senza fine.
Flavio Soriga, già autore, in “Sardinia blues”, di un feroce ritratto da “neo-beat generation” della sua Sardegna, conferma in questa raccolta di racconti la sua visione insieme distaccata e intensamente sentimentale del mondo contemporaneo.
La Sardegna è il punto di partenza, inquadrata stavolta come terra di tradizioni che le nuove generazioni, nel bene e nel male, non possono accettare. Ma nel cuore ragazzi e adulti sembrano condividere la percezione e il desiderio di un rigore sentimentale, di una coerenza difficile da raggiungere.
Per questo Soriga racconta storie di emigrazione contemporanea, dalla prospettiva occidentale: fughe mosse non solo dalla povertà, ma anche dalla convinzione che il fuggire in sé sia la chiave per raggiungere mondi dove le possibilità di conoscere gli altri sono infinite, e non sempre illusorie.
Da qui racconti come “Islington” o “Il congiacente”, nei quali Londra e Roma sono descritte nella loro duplicità di città magiche e razziste, accoglienti e ferocemente classiste. I vicoli di periferia, più che contrapporsi allo splendore quasi gioioso del centro delle città, rispecchiano il discorso di Soriga sui sentimenti contemporanei.
In “Islington”, un giovane omosessuale sardo, fuggito dalla violenza del padre, sperimenta infatti una sensazione di appartenenza al flusso delle persone conosciute. In essa gli opposti si annullano e i sentimenti si placano lentamente, dopo la fase iniziale dell’entusiasmo per la sensazione di novità e bellezza portata ugualmente dalla città e dai nuovi amori.
Nel secondo racconto, invece, Roma è uno scenario per giochi sentimentali privi di scopo, quasi senza senso, dove anche la violenza è riassorbita, in forme pasoliniane, dall’”architettura umana” caotica, eppure misteriosamente leggera, della città.
L’immaginazione allora può diventare un perfetto equivalente della realtà e passare di città in città, lasciando, con un gioco di parole, che questi “sfondi” si fondano tra di loro.
Dal Sudamerica dei golpe e dei presidenti tragicomici, alla luce secca e malinconica della Toscana, e infine di ritorno alla Sardegna, l’amore secondo Soriga è oggi una sorta di percorso a tappe che sembra partire dalla fine e procedere a ritroso verso un desiderio collettivo di appartenenza primordiale e bellezza.

Da Malga Ciapela fino quasi a toccare il cielo, e poi scendere giù. Un ultimo tragitto con le gambe nel vuoto da Capanna Bill, per guardare più vicino il colosso della Marmolada, e le acque gelide del lago Fedaia.

Veneto montano. Nel cuore della provincia di Belluno. Come al cancelletto di partenza di una gara olimpica. Gli sci pendono verso la discesa, e via. Si comincia sulle piste del Ciamp d’Arei.

Una notte passata a mirare le stelle a Bosco Verde, delicata frazione di Rocca Pietore (1143 m.) nell’alto Agordino bellunese, prima di lanciarsi sopra le neve, in mezzo alla natura dolomitica.