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Webster.itQuando si parla delle nostre terre, Friuli Orientale, sintesi tra culture latina, slava, tedesca e ungherese, si vola sempre verso l’Europa, non solo nel presente, ma nel volgere dei secoli.
Senza schizzare indietro nel tempo, l’Ottocento e il Novecento, qui, erano plurali, respiri d’Europa, pur non senza tensioni. Il vento del nazionalismo soffiava, creando divisioni spettacolari.
Quelli che guardavano oltre, proprio nella prospettiva europea, erano poche voci profetiche. Tra esse Antonino Zecchini (1864-1931). Nato a Visco, nella Contea di Gorizia e Gradisca (1864), sentiva nel suo essere la pluralità.
Novizio nei Gesuiti, scriveva di essere portato alle missioni estere e alla predicazione, poiché gli piacevano le lingua friulana, italiana, tedesca e slovena.
Studiò nelle attuali Austria, Italia, Francia, Spagna, Slovenia, Croazia e Polonia. Si ripresentò a Gorizia, le sue terre, con un corredo di tre lauree, numerose lingue e, soprattutto, un equilibrio culturale straordinario.
Fu questo che gli consentì di essere padre spirituale equanime e mai messo in discussione, nel Centralseminar di Gorizia, dove studiavano insieme friulani, italiani, tedeschi, sloveni e croati delle diocesi di Gorizia, Trieste e Capodistria, Trieste e Pola e Veglia (in precedenza, anche Ossero).
Visse la grande guerra, con pietà, e capacità di assistenza multiforme. Nel 1921, il Papa lo chiamò visitatore apostolico in Lituania, Lettonia ed Estonia. Esaudì i desideri e fu delegato apostolico per gli stessi paesi, arcivescovo col titolo di Mira, patria di San Nicolò, e amministratore Apostolico dell’Estonia.
Impresa proibitiva anche per lui, che maneggiava agevolmente, teologia, filosofia, diritto canonico e un patrimonio di almeno otto lingue. Capì i pericoli di comunismo e nazismo. Rifiutò il nazionalismo, scegliendo l’identità equanime.
Di lui ha scritto Valerio Perna, docente di relazioni internazionali all’Università di Udine, nel libro “Relazioni tra la Santa Sede e le Repubbliche Baltiche (1918-1940) – Monsignor Zecchini diplomatico”, edito da Forum di Udine, Istituto di Storia Sociale e Religiosa di Gorizia, Deputazione di Storia Patria per il Friuli, con una prefazione di 17 pagine di chi scrive, che leggono lo Zecchini domestico, protagonista della scena culturale goriziana.
Questo libro analizza, per la prima volta, un’area culturale e politica di estrema delicatezza, per i nuovi stati che ne sorsero dopo la grande guerra. Perna si muove come il pesce nell’acqua nel ginepraio baltico, ricostruendo nitidi mosaici storici e culturali.
Con questa bella storia di un gesuita prestato alla diplomazia, s’intreccia quella di mons. Luigi Faidutti, per due mandati deputato a Vienna per la Contea di Gorizia e capitano provinciale della Contea, che, nell’Austria aveva autonomia e potestà legislativa. Mons. Zecchini riposa il sonno eterno a Riga, in Lettonia, Faidutti a Kaunas in Lituania, due personaggi straordinari, emblemi di un’Europa plurale, ma dall’ineluttabile destino volto all’unità.


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