
laFeltrinelli.it
Webster.itCome ci sono finiti i frittelli di nonna Amelia e la crescenta campagnola nello stesso ricettario accanto a cous cous alle verdure, falafel con pomodoro e piselli e pollo al burro d’arachidi e latte di cocco con riso alla papaya? Bisogna partire dal titolo: Ricette delle Nuove Famiglie d’Italia, uscito in questi giorni per Pendragon.
Molto più che un semplice libro di cucina, perché dietro le 24 ricette selezionate e raccolte nel volume – capitolo ultimo di un progetto lanciato da Bologna un anno fa con un concorso gastronomico nazionale che ne ha visto arrivare oltre cento (dal Veneto alla Sicilia), tutte cucinate dai giovani chef di una scuola alberghiera locale – ci sono delle storie, storie che raccontano la famiglia nell’Italia di oggi. Nel titolo la troviamo al plurale, accompagnata dall’aggettivo “nuove”, a sottolineare come anche il concetto di famiglia si sia trasformato, specchio dei cambiamenti avvenuti nel tessuto sociale del nostro paese.
E ciò che questo viaggio gastronomico-antropologico in 24 ricette ci dice è che ci sono tanti modi di sentirsi e definirsi famiglia oggi. Ci consegna un ritratto dai molti volti – le belle foto di queste famiglie e dei loro piatti sono di Giovanni Bortolani –, dove accanto al nucleo familiare tradizionale ci sono coppie omosessuali, coppie miste, coppie conviventi, nuclei allargati dove convivono figli avuti da vecchie e nuove relazioni, uomini e donne che vivono da soli.
Ma anche studenti e lavoratori fuorisede che condividono lo stesso appartamento e che come ogni famiglia che si rispetti ha il suo piatto forte (eredità di un nonno) da proporre agli amici a cena. O il gruppo di donne algerine di Parma che frequenta l’Angolo della Conversazione, un laboratorio interlinguistico tenuto da un’insegnante italiana, dove insieme alla lingua si impara a conoscersi, si condividono opinioni, esperienze e a volte anche il cibo (è loro la ricetta del cous cous), un modo forse per sentirsi un po’ più a casa e in famiglia in un paese lontano dal proprio.
Insomma, “il cibo usato come pretesto”, spiega la giornalista Benedetta Cucci, curatrice del libro e ideatrice del progetto, “per stimolare le famiglie a raccontarsi”. E così tra una ricetta e l’altra ci vengono svelati usi e abitudini delle famiglie italiane a tavola e non solo. Perché ogni piatto nasconde quasi sempre un aneddoto, un ricordo, diventato spesso “patrimonio” familiare.
Da sempre simbolo di condivisione e socialità, il cibo diventa così specchio dei tempi che cambiano, testimoniandoci che l’integrazione passa anche attraverso la cucina, dove non esistono barriere o pregiudizi, ma solo nuovi sapori che si aggiungono ai vecchi, dove la tradizione resiste, ma si apre e si mescola al nuovo, creando contaminazioni e nuove alchimie, di sapori, ma anche di relazioni.


Non solo Piazza San Marco. Non solo il ponte di Ri’ Alto. Per vivere davvero l’antica Repubblica Marinara, bisogna esserci dentro. Nell’acqua. Nel suo anfiteatro meno vissuto dal turismo di massa. Dove la Natura è regina e sovrana.

Montecchi e Capuleti si odiano da anni e consegnano alla città veneta tutto il loro astio, fino a quando due giovani rivali si innamorano e ancora oggi raccontano la loro storia.

Nella provincia lombarda di Brescia, a ridosso del Veneto, c’è una piccola città lagunare la cui fortezza, intatta nei secoli, sembra nascere direttamente dalle placide acque.