
laFeltrinelli.it
Webster.itAlcuni uomini possiedono un’inquietudine difficile da descrivere. Assaggiano il mondo passo dopo passo, ma non ne sono mai sazi. In loro c’è un irrefrenabile desiderio di arrivare dove gli altri non osano. Viaggiare mentre i pensieri si perdono nel silenzio di una pagina bianca. Con la paura in una tasca. La penna nell’altra. La passione nell’anima. Per questi uomini la scrittura diventa una questione di vita o di morte.
«Il giornalismo come vocazione», leggo sulla copertina del libro di Biacchessi. Parole che mi fanno pensare al giuramento d’Ippocrate. Rifletto. Credo che i giornalisti un giuramento dovrebbero farlo a se stessi. Quello di difendere la verità. Sempre.
Daniele Biacchessi, vice caporedattore di «Radio 24-Il Sole 24 Ore», in Passione reporter ha ricostruito cinque storie. Disperse nei giornali. Vite distrutte da bombe di carta.
Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, della Rai, in Somalia. Raffaele Ciriello, medico e fotografo freelance, nei territori palestinesi. Maria Grazia Cutuli, del «Corriere della Sera», insieme a tre colleghi della stampa internazionale, in Afghanistan. Antonio Russo, di Radio Radicale, a Tbilisi, capitale della Georgia. Enzo Baldoni, pubblicitario e giornalista di «Diario», in Iraq, insieme al suo autista e interprete.
Uomini e donne che hanno barattato la vita con la libertà di parola e d’informazione. Che hanno difeso con il proprio respiro i principi in cui fortemente credevano. «Giornalisti irregolari», cioè «senza contratto».
Qualcuno si domanda se valga la pena morire per una professione. Non si muore a causa di un mestiere. Si muore perché la verità è pericolosa. Perché uccide più di un’arma da fuoco.
I giornalisti devono «essere testimoni, consumare la suola delle scarpe, scrivere», dichiara Biacchessi. Poi continua: «Bisogna capire prima di tutto che cosa siamo diventati, se portavoci di qualcuno, uffici stampa o correttori di bozze».
Il reporter dipinge la realtà con i suoi stessi colori. E non può farlo stando seduto dietro una scrivania. Il suo posto è nel mondo.


Intervista a un uomo sempre in viaggio. Marco Cavallini, 48enne con la passione per il vagabondare e per la fotografia, racconta la sua originale esperienza a il reporter.

Nascita e sviluppo di un suggestivo “contenitore lirico” voluto dalla giornalista Valeria Gentile per raccontare comunità, luoghi e territori del mondo attraverso i poeti contemporanei.

L’ultimo grande inviato dei nostri tempi si confessa in un’intervista esclusiva a “il reporter”. Il viaggio, il giornalismo, i fatti della Storia. Tutti vissuti e narrati in prima persona. “Perché un cronista deve raccontare quello che vede e sente nel cuore”.