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Un’antologia di testi sul viaggio che raccoglie scrittori, e soprattutto poeti, appartenenti a epoche e culture diverse. Tutti preziosi compagni di viaggio per l’autore, Sabino Chialà, monaco della comunità di Bose.
Nel libro sono offerti al lettore inserendoli in un percorso “guidato” che dalle Tappe del viaggio procede in cinque capitoli attraverso le Dimensioni, le Forme, le Metafore, il Mito e la Storia. Un libro scritto con la testa e (mi si passi il termine, ma è un complimento) con i piedi. Perché l’autore è anch’egli pellegrino e gli scrittori citati sono gli amati compagni nel suo cammino spesso solitario.
Tale è la sua passione che il libro rischia di essere troppo schierato in difesa di una visione, secondo cui il viaggio è il solo possibile percorso di crescita interiore e non uno fra molti. Per l’autore tutto è già nell’uomo, ma sono i piedi a dare i tempi e il movimento della mente.
Secondo la tesi sottesa all’intero libro, viaggiare è un’esigenza innata e ineliminabile: “L’uomo nasce nomade e in qualche misura tale resta. Camminare è assecondare l’impulso vitale… Il tempo del viaggio resta irrinunciabile”. Affermazioni che il molto citato Chatwin avrebbe subito sottoscritto.
Le riflessioni e i testi raccolti nel libro si rivolgono a chi vive il viaggio come apertura verso l’esterno e come ricerca interiore che costa fatica, diventa pena e “richiede virilità e coraggio”. All’autore non interessano gli itinerari turistici “ottimizzati”, ma anche banalizzati, il viaggio ridotto a distrazione che “sforma invece di plasmare l’anima che lo percorre”.
Sicuramente però la ricchezza e la profondità dei testi possono offrire a tutti, anche a chi preferisce o alterna la vacanza al viaggio e l’evasione al raccoglimento, un utilissimo momento di ripensamento su come “spendere” il proprio prezioso tempo libero.
Perché in fondo i libri rendono sempre possibile un altro viaggio, quello mentale e interiore, come scriveva la poetessa Emily Dickinson: “Non esiste un vascello veloce come un libro / per portarci in terre lontane / né corsieri come una pagina di poesia che si impenna; / questa traversata può farla anche il povero / senza oppressione di pedaggio / tanto è frugale / il carro dell’anima”.

L’eredità imperiale bagnata dal Mare Adriatico. Viaggio fra le stanze della celebre fortezza Asburgica, commissionata dalll’arciduca e imperatore del Messico Massimiliano d’Asburgo e sua moglie Carlotta del Belgio.

Salendo sulle pendici dell’Altopiano del Carso con la trenovia più suggestiva d’Europa. Da Trieste a Villa Opicina, un’arrampicata mozzafiato attaccati a un laccio d’acciaio.

Centro della vita religiosa cittadina, luogo di incanto in cui si affollano i turisti. Un concentrato di monumenti patrimonio Unesco di cui regina indiscussa è la torre pendente.