
laFeltrinelli.it
Webster.itDonna. Non solo moglie e madre. Anche figlia. L’uomo l’ha vista nascere, crescere e morire. Per mano altrui. Per mano propria. Si può uccidere due volte, se a uccidere è un padre, un marito, un fratello. Le parole sono coltelli affilati. La violenza fisica e sessuale, colpi di pistola sparati con decisione. Senza pietà.
La donna tace, conservando nell’anima un dolore che non ha voce. Sentendosi in colpa per essere nata tale. In silenzio, si porta dietro i segni di una storia senza nome e i sogni di una vita “senza senso”. Il silenzio è un velo sottile che può facilmente strapparsi. Che lascia intravedere pur volendo nascondere. Donna. Racconta la propria esistenza. Ma lo fa sottovoce. Per timore di dover soffrire ancora. L’uomo non ha il diritto di fare male. Il suo dovere è difendere.
Nicholas D. Kristof e Sheryl WuDunn, giornalisti del “New York Times”, hanno visto negli occhi di numerose donne la violenza subita e taciuta. Hanno imparato a riconoscerla nella profondità e nella tristezza degli sguardi. Tra le righe non scritte di parole appena accennate.
Entrambi vincitori del premio Pulitzer, Kristof e WuDunn, oltre al mestiere, condividono anche la vita. Testimoni oculari dell’oppressione e della violenza, fisica e morale, a cui vengono quotidianamente sottoposte le donne dei paesi in via di sviluppo, hanno deciso di parlarne in un libro.
In “Metà del cielo” il dolore si fa vivo. E vero. Ma anche la lotta e il coraggio assumono un volto. Quello del riscatto contro la disuguaglianza e l’ingiustizia. Quello della dignità riconquistata.
Il libro di Kristof e WuDunn rappresenta un percorso accidentato attraverso la condizione femminile in Asia e in Africa. Sono tre, in particolare, le forme di violenza considerate. Lo sfruttamento sessuale e la prostituzione forzata. La violenza basata sulla discriminazione fra sessi, compresi gli omicidi per onore e gli stupri di massa. La mortalità delle partorienti, che miete una vittima al minuto.
Piaghe che possono essere combattute e vinte, secondo gli autori, soprattutto con l’istruzione.


Comunità private crescono. Ovunque nel mondo. Comunità dotate d’ogni comfort utile per non dipendere dall’esterno, da quella realtà inquietante che non si vorrebbe mai vedere.

Dith Pran, fotoreporter del New York Times, famoso in tutto il mondo per aver ispirato con la sua storia il film “Urla nel silenzio” si è spento in America per un male incurabile.

Thomas Fuller, reporter del New York Times, incontra nelle boscaglie del Laos gli ultimi guerriglieri assoldati dalla Cia nel 1961 per fare incursioni contro i vietcong sul sentiero di Ho Chi Minh, durante la guerra del Vietnam.