
laFeltrinelli.it
Webster.itDuecentocinquanta pagine per perdere totalmente la rotta. Lasciarsi trasportare. Dimenticare dove ci si trova mentre si sta leggendo e veder lentamente materializzarsi davanti agli occhi acque cristalline, isole disabitate, animali d’ogni specie, popoli che non compaiono nemmeno sui libri.
Un libro che fa invidia, rabbia. Suscita curiosità, ammirazione, infiniti sentimenti contrastanti ma soprattutto, una voglia irrefrenabile di partire. Sono i racconti di Carlo Auriemma ed Elisabetta Eördegh, frammenti del viaggio che in tre anni hanno compiuto tra il Mar Rosso e l’Oceano Indiano, riuniti sotto il titolo di “Mar d’Africa. Storie di terre e di vento, di isole e di uomini: in barca a vela dal Mar Rosso verso gli oceani d’Oriente”.
Un itinerario che sfiora le coste africane di Egitto, Sudan, Eritrea, per poi perdersi tra gli atolli delle Maldive e delle incontaminate Chagos, fino a tornare lungo le coste di Tanzania, Mozambico e Sudafrica. Un’immersione in luoghi ancora vergini. Inaccessibili. Lontani dalle mete ufficiali e turistiche, navigando fino all’arcipelago delle isole Dahlak nel Mar Rosso eritreo, sbarcando sull’isola yemenita di Socotra, visitando i remoti accampamenti dei nomadi del deserto e sfidando le insidiose correnti e i cicloni del Canale di Mozambico.
Salpati a bordo della “Barca Pulita”, una goletta di 15 metri sulla quale sperimentano nuove attrezzature per la conversione pulita dell’energia, la coppia viaggia ormai da anni con l’intento di documentare terre, culture, specie umane ed animali che potrebbero scomparire senza che nessuno abbia mai parlato di loro.
Vagabondano costruendo la rotta di volta in volta alla ricerca di paradisi perduti e popoli da avvicinare, sempre con rispetto e quella dose di coraggio e incoscienza che non può mancare ai veri avventurieri.
Due persone comuni che in un grigio giorno qualsiasi hanno deciso di abbandonare il lavoro d’ufficio per prendersi un “anno sabbatico” e viaggiare. L’anno si è trasformato in tre, il viaggetto in giro del mondo e i due sono diventati “cantastorie del mondo”, obiettivo dai più millantato, ma da pochi perseguito con forza e coerenza.
Una volta comiciata una vita del genere, dopo aver sfiorato la vastità e la bellezza del globo, una volta sopravvissuti soli nel bel mezzo dell’oceano per anni, la vita quotidiana fatta di sicurezze e routine non può più bastare. E l’unica soluzione diventa inventarsi un lavoro che permetta di starsnene in mezzo al mare per lunghi periodi, privi di vincoli e limiti di tempo. Con tutti i rischi che vale la pena prendere, compiendo imprese che a detta loro “non sono poi così impossibili, né riservate a esperti e coraggiosi”. Perché, come si dice, “la cosa più difficile, forse, è partire”.


Alla scoperta di Le Coccinelle, una dinamica onlus fondata da un gruppo di professionisti competenti, specializzata da qualche anno nell’aiutare nell’istruzione, nell’alloggio e nella crescita i bambini dei paesi poveri.

Africa nera. Nel cuore della savana, in mezzo alla natura e ai popoli locali, turkana e samburu, si festeggia il 25 dicembre. Messa cantata, pranzo di festa e sacrificio di una mucca.

Africa occidentale. Terra tinta di rosso dove sopravvivono, da secoli, usanze tribali che scandiscono la vita del popolo nilotico. L’emorata, ovvero la circoncisione dei guerrieri.
Ciao Laura,
sono capitato per caso su questa tua recensione. Grazie.
Carlo Auriemma