
laFeltrinelli.it
Webster.itGli uomini sono stati da sempre costruttori di miti. A volte, spinti dalla necessità di trovare risposte ai loro interrogativi, hanno idealizzato personaggi e situazioni, tramandandone un’immagine non veritiera, soggettiva.
Ma la storia non è un romanzo, reso piacevole da colpi di scena e abbellimenti vari. Certo, esiste la storia romanzata, fatta di miti e leggende. Ma questa non è Storia.
Ricordo come se fosse ieri la prima volta che mi fu presentato il personaggio di Federico II di Svevia. Il suo nome era associato a lodi ed elogi poiché l’ imperatore normanno-svevo «aveva fatto costruire la cattedrale della mia città».
Sono cresciuta con l’idea che Federico II fosse uno degli uomini più grandi della storia. Un personaggio da ammirare, insomma. Poi, all’università, la rivelazione: quello di Federico II non è che «un sogno a colori».
Lo strano caso di Federico II di Svevia (Palomar 2008) è l’ultimo libro del giornalista ligure Marco Brando. Non una biografia dell’imperatore. Ma un’indagine sul motivo per cui, nel XX e nel XXI secolo, questo personaggio, ottocento anni dopo la sua scomparsa, viene ricordato e immaginato dagli storici e non.
I pugliesi amano l’imperatore normanno-svevo. Gli altri meridionali lo “stimano”. Il resto degli italiani lo considerano un nemico. Per i tedeschi non è che uno sconosciuto. Perché? Questa è la domanda che Brando si pone. Questa è la domanda a cui cerca di rispondere.
Un libro che assume la forma dell’inchiesta e che rapisce il lettore proprio per gli interrogativi che suscita. Non a caso il suo titolo richiama quello del famoso romanzo di Stevenson, Lo strano caso del Dr. Jekyll e di Mr. Hyde: lo scienziato Jeckyll compone una pozione che separa le due nature dell’animo umano, quella buona e quella malvagia.
Lo stesso Federico II si è dibattuto tra queste due nature, come tutti. Ma non tutti sono divenuti un mito, come lui.
«C’era una volta un imperatore…». Come andrà a finire? Il seguito è nel libro.


Questo museo della capitale tedesca stupisce il visitatore con i grandi colossi architettonici della classicità in un percorso che ricostruisce l’imponenza dell’antico Medio-Oriente, culla della civiltà.

Insolito viaggio attraverso luoghi noti e meno noti. Una città piena di vita, e di creatività, in continua mutazione, affascinante nel centro storico come nelle vie di un quartiere qualsiasi, in un mercato, o in una stazione.

Berlin ist doch keen Dorf! – Berlino non è affatto un villaggio! – Così amano ribattere i berlinesi a coloro i quali osano mettere in dubbio lo status della città tedesca. Ovviamente, nessuno sarebbe tanto pazzo da non attribuire un ruolo centrale alla metropoli, che nel corso degli anni (non molti, per la verità) è [...]
Grazie ! Ottima recensione!
Marco