
laFeltrinelli.it
Webster.itPer capire la preziosità della raccolta di racconti di Don George, L’estraneo gentile, bisogna vestirsi da estraneo gentile e provare almeno una volta. Provare cosa mi chiedete? A dire sì incondizionatamente a una richiesta d’aiuto che vi piomba addosso senza aspettarvi nulla in cambio. Sia ben chiaro, nulla di materiale. Non tarderà ad arrivare una ricompensa molto più alta e raffinata, quella per il vostro spirito.
Avanzando tra le pagine del libro ero sempre più stupito. Ogni volta che una storia finiva avevo un brivido breve e intenso. “I giornali, i saggi sociologici, ma anche il semplice camminare per strada ci descrivono una società egoista, individualista, in cui le persone pensano a proteggere il proprio orticello e questo è tutto” riflettevo “ma sotto questa apparenza c’è certamente qualcosa in più. E la magia del viaggio mette in risalto tutto questo”. Alzavo gli occhi e salutavo, sorridevo a tutti i passanti che rimanevano sorpresi e contenti.
Poi arrivò il momento per dare concretezza a questi pensieri e alla filosofia del libro che così tanto mi attrae. Successe che andai alla stazione con la macchina a prendere due miei amici stranieri. Avevamo in programma una gita quella domenica.
Suonai il clacson, attirai la loro attenzione dispersa e spaesata in quel luogo nuovo. Quando stavano per salire sulla vettura una signora eccentrica attirò la mia attenzione. Aveva un cappellino bordeaux e una margherita che spuntava da sopra. “Senta ragazzo” mi dice, “mi sono persa, non ho il numero dei taxi. Mi potrebbe dare un passaggio per…”.
Non esitai questa volta. Venne fuori un sì spontaneo, come non mai. “Tanto sono di strada, devo passare proprio di lì”. L’anziana donna si sentì rincuorata e in quel breve tragitto mi raccontò di essere una ex professoressa universitaria, ancora impegnata in ricerche molto importanti. Furono pochi minuti di dialogo, che ricordo perfettamente, molto intensi: forse per la valenza simbolica di cui avevo rivestito quel gesto. I miei amici dietro non capirono inizialmente cosa stava succedendo. Poi spiegai tutto.
Questo è un episodio minimo se paragonato a quelli che troverete nel libro. Nei racconti di quei viaggiatori spesso l’estraneo gentile, con le sue azioni, arriva a salvare la loro la vita, a proteggerli in situazioni complicate o impossibili da risolvere senza l’intervento di un deus ex machina esperto e in grado di fare l’azione giusta nel momento migliore.
Le gocce di fiducia che si raccolgono spremendo le pagine valgono davvero una lettura attenta. È bello sapere che tra le pieghe delle descrizioni mediatiche ci sono persone che sentono tutti gli esseri umani come parte di una grande famiglia. La loro.


Ancora oggi in Italia sono molti coloro che ignorano l’esistenza di questo luogo, testimone storico della ferocia e della barbarie nazista. L’unico campo di concentramento dotato di forno crematorio dell’Europa meridionale.

Emilia Balbi scava nei suoi ricordi di quando era una diciassettenne e vide l’esercito slavo del maresciallo Tito entrare in città. Un lungo periodo d’angoscia in cui il suo fidanzato rimase nascosto in un pertugio per tutto il tempo dell’occupazione.

Centro della vita religiosa cittadina, luogo di incanto in cui si affollano i turisti. Un concentrato di monumenti patrimonio Unesco di cui regina indiscussa è la torre pendente.
Bella Fabio la tua riflessione. Anche a me la lettura di questo libro aveva fatto bene. E infatti lo citavo proprio nella mia rubrica “Parole Nomadi” de il reporter a chiusura del post che si intitola appunto G come Gentilezza. Scrivevo che il viaggio permette di incontrare il meglio della natura umana e che gentilezza e ospitalità sono un’arte che dobbiamo reimparare: significano mettersi in gioco e “perdere” quelle distanze che siamo invece abituati a “prendere”.
Cara Anna, la mia lettura del libro e la riflessione seguente partono proprio dalla citazione nel tuo articolo. Quindi grazie del consiglio che mi hai dato. Se tutti una volta al giorno, per pochi minuti, ci vestissimo da estranei gentili facendo una buona azione gratuita vivremmo in una società meno complicata. Fabio