
laFeltrinelli.it
Webster.itMi sembra di sentirlo, quel treno. Corre. Parla il linguaggio di tutti i paesi attraversati. Della gente che, anche solo per un attimo, ha respirato il suo stesso respiro. È un treno senza regolari fermate. Come la vita, che, nel suo slancio verso l’ignoto, non conosce soste lunghe. Come la scrittura, che, nella sua esigenza d’espressione, va oltre la pagina bianca.
Chi viaggia quotidianamente, considera il tragitto compiuto una routine indegna di qualsiasi attenzione. Un paesaggio sempre uguale visto attraverso i vetri di un finestrino sempre impolverato. Visi assonnati, dall’aria distratta e assente. Sguardi pensierosi, che nascondono, ognuno, una propria storia.
Eppure, chi è costretto a prendere un treno tutti i giorni, non considera che anche questa si chiama Vita. Vicevita la definisce lo scrittore Valerio Magrelli, autore del libro “La Vicevita. Treni e viaggi in treno”: «La nostra vita pullula di queste attività strumentali e vicarie, nel corso delle quali, più che vivere, aspettiamo di vivere».
Il tempo trascorso a spostarsi da un luogo ad un altro può essere considerato “non vita”, come lo stesso Magrelli afferma? Sì, se si crediamo che la bellezza del viaggio sta solo nell’entusiasmo della partenza e nell’euforica serenità dell’arrivo.
«Quello che ogni giorno un pendolare passa sul treno è un tempo morto: come si usa dire con esattezza brutale quanto inapparente», continua lo scrittore.
In realtà, ci sono pendolari che quel tempo lo utilizzano non solo per studiare, per leggere il giornale o per dormire, ma anche per imparare di nuovo a meravigliarsi. Per riscoprire la bellezza di un paesaggio nelle diverse ore del giorno. Per parlare, in un mondo dove la comunicazione è ostacolata proprio dalla mancanza di pause. Per creare legami, che possono trasformarsi in amicizie o amori. Per condividere esperienze che lo stesso Magrelli racconta: «Viaggiavamo di notte, su convogli stipati, senza cuccetta, senza nemmeno il posto». Si può considerare, tutto questo, “tempo morto”?


Viaggio nel più antico ghetto d’Europa. Dalle restrizioni alla comunità semita in epoca repubblicana all’apertura napoleonica. Dalle deportazioni naziste, all’era contemporanea di pace.

Non solo Piazza San Marco. Non solo il ponte di Ri’ Alto. Per vivere davvero l’antica Repubblica Marinara, bisogna esserci dentro. Nell’acqua. Nel suo anfiteatro meno vissuto dal turismo di massa. Dove la Natura è regina e sovrana.

Il 2012 è stato nominato, “anno Vespucciano”. Per celebrare l’anniversario della nascita del celebre navigatore fiorentino, viaggio sull’omonimo vascello qui ormeggiato nell’antica Repubblica Marinara.
sempre proiettati verso la meta non ci si accorge che la vita è quel che sta in mezzo fra la partenza e l’arrivo… l’ha scritto qualcuno, non ricordo chi…
Quel che preferisco di un viaggio è il viaggio stesso… sta nel mezzo, non è nè partenza né arrivo, è percorso attraverso il tempo e lo spazio. Grazie Anna.