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31.01.2009

La Spagna magica di Antonio Machado

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DETTAGLI DEL LIBRO

Titolo: Poesie: Soledades/Campos de Castilla
Autore: Antonio Machado
Editore: Newton Compton
Anno: 2007
Prezzo: € 5
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Antonio Machado è insieme a Lorca il più importante poeta spagnolo del ’900. Lo spirito e la storia della Spagna vivono nelle pagine di Machado con un senso totalizzante della natura che lo avvicinano secondo molti al nostro Ungaretti.

Come Ungaretti, infatti, Machado prende quale riferimento principale per la sua poesia l’acqua e i fiumi. Le “Solitudini” e i “Campi di Castiglia”, raccolte poetiche pubblicate nel 1903 e nel 1913, prendono vita dai due grandi fiumi spagnoli: il Guadalquivir, nella regione dell’Andalusia, e il Duero, il fiume che congiunge la Castiglia e Madrid alla Mancha.

Proprio l’Andalusia e la Castiglia sono i due poli delle immagini di Machado. Il poeta descrive nelle “Solitudini” l’infanzia in Andalusia, nella natia Siviglia, mentre i “Campi di Castiglia” sono dedicati alla regione in cui visse in prevalenza dal 1883 in poi.

Le due regioni sono in apparenza rese simili dalla varietà geografica, che però conduce a uno “spirito” opposto nelle due terre. L’Andalusia è compresa tra i monti della Sierra Morena e della Sierra Nevada, e la grande piana del Guadalquivir è la terra magica dell’infanzia di Machado.

Il fiume Duero, invece, tocca solo lateralmente la Castiglia, così che la regione di Toledo e Madrid è un “deserto di sole e polvere” dove tuttavia l’acqua lambisce in modi imprevedibili i confini, per tutto l’anno.

Così il Guadalquivir e gli altri fiumi andalusi (l’Andarax, l’Almanzora, il Tinto, il Segura) creano un paesaggio magico che Machado rievoca nelle “Solitudini” con immagini impareggiabili di luce, calore estivo, speranza che nasce dal paesaggio stesso, dal suo ordine innato (paradossale nella tortuosità della geografia spagnola).

Nei “Campi di Castiglia” si respira invece l’atmosfera della Castiglia, accomunata e resa simbolo dell’età adulta, “campo e fuoco” come sintesi perfetta della sua natura. La polvere, il vento, le abitazioni castigliane altissime (“los altos caserones”) che nascondono la vista del sole non impediscono al poeta di passeggiare lungo le rive del Duero e di ritrovare la magica perfezione dell’infanzia.

Nei “Campi” si passa inoltre dallo splendore contemplativo delle “Solitudini” alla durezza della storia, riflessa in un linguaggio e in immagini che pur facendosi assai più aspre, prendono a modello i miti della regione (nella saga di Alvargonzales), gli eroi e i poeti contemporanei a Machado.

La ricerca dell’altro da sé, quindi, fonde il sogno interiore, quasi incomunicabile, con l’adesione storica del poeta alla lotta per la democrazia in Spagna. Il risultato è un flusso di poesie che oltre a rispecchiare l’indole del poeta, umile ma in possesso di un’immaginazione eroica applicata alla realtà, riflettono l’unicità del paesaggio spagnolo, la capacità di fondersi in modo fantasmagorico con chi lo vive.

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