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11.12.2008

La nuova dolcezza dell’immagine

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DETTAGLI DEL LIBRO


Titolo: Fotografia come terapia-attraverso le immagini di Luigi Ghirri
Autore: Anna D’Elia
Editore: Meltemi
Anno: 1999
Prezzo: € 10,33
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laFeltrinelli.it
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Un percorso dilatato, carezzevole nei toni ma via via più ricco di ironia. Lontana dalla tentazione di fare delle sue riflessioni sull’immagine un testo pedagogico in senso stretto, Anna D’Elia ne trae lo spunto per suggestioni autobiografiche.

Per la D’Elia, la realtà è fotografica e non pittorica o cinematografica, perché né la pittura né il cinema, sospesi in una dimensione o troppo industriale o troppo autoreferenziale, riescono a cogliere davvero la forza dell’esperienza vissuta in un momento nel tempo.

Tuttavia ci sono due qualità che legano la fotografia al cinema. La prima è la velocità con cui si susseguono le immagini. La fotografia digitale è un cinema interiore che crea nel fotografo un desiderio di accumulare esperienze e ricordi, come fotogrammi di un film.

C’è poi la questione di quanto si possa accostare la fotografia a tutto ciò che, meccanico o digitale, organizza in senso stretto le nostre giornate. Nella seconda sezione del volume, infatti, la D’Elia accosta la sua macchina fotografica alla sua automobile, che le permette di conoscere la realtà ed esprime simbolicamente le sue relazioni con gli altri.

La fotografia non è un mezzo “eroico” per conoscere la realtà, come pretende una cultura consumistica in cui le immagini, oltre che sempre più in sovrannumero, sono sempre più legate alla dimensione eroica-erotica del cartellone, della mega-affissione.

Anche l’immagine diventa racconto che si organizza in presa diretta e che non può essere fine al puro possesso dei ricordi di sé e degli altri. Italo Calvino e Jan Vermeer sono citati spesso come coloro che hanno descritto più intensamente la contrapposizione tra il microcosmo della casa e il viaggio agli antipodi del mondo.

L’autrice supporta la sua visione con le immagini del fotografo reggiano Luigi Ghirri, scomparso nel 1992. Da Ghirri è tratto un apparato di immagini il cui gusto per il contrasto tra tinte delicate e geometria dei confini (case, linee dell’orizzonte) riflette una visione sospesa ma positiva dell’incontro con gli altri esseri umani.

Le immagini di Ghirri sono infatti spunto per fantasie di brevi incontri, nei quali essere vicini o lontani da casa diventa soprattutto la base per l’eccitazione quasi infantile di incontrare qualcuno simile a noi. Una nuova “joie de vivre” da sperimentare e raccontare.

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