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09.07.2008

“La chiave di Sarah”

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DETTAGLI DEL LIBRO


Titolo: La chiave di Sarah
Autore: Tatiana de Rosnay
Editore: Mondadori
Anno: 2008
Prezzo: € 9,00
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Non sono tanti i romanzi sulla Shoah. Saggi storici, testimonianze di ex deportati, ma pochi romanzi.

Forse per rispetto verso le vittime, a cui si teme di fare un torto lavorando di fantasia sul più spaventoso orrore della storia. Forse per il rischio concreto di scadere nel patetico. Un romanzo che non cade in nessuno dei due errori è La chiave di Sarah di Tatiana de Rosnay.

L’autrice fa intrecciare le vicende di due persone che, apparentemente, non avrebbero nulla in comune, se non il fatto di abitare a Parigi. Nella prima parte del romanzo, i due intrecci proseguono separatamente. Sarah Starzynski è una bambina ebrea di origine polacca che vive con i genitori e il fratellino Michel in rue de Saintonge, nel 1942.

Julia Jarmond è una giornalista americana, sposata con un francese, che, sessant’anni dopo, viene incaricata dal direttore del giornale in cui lavora, Seine Scenes, di preparare un dossier sugli ebrei parigini deportati nei campi di sterminio.

Il 16 luglio 1942, Sarah e i suoi genitori vengono arrestati e rinchiusi nel Velodromo d’inverno, in condizioni atroci, insieme a migliaia di altri uomini, donne e bambini. La bambina e i suoi genitori, perché, al momento dell’arresto, la piccola mette in salvo il fratellino, o almeno è convinta di farlo.

Lo chiude a chiave in un armadio con una torcia, un po’ d’acqua e un libro di fiabe e parte “per ignota destinazione” stringendo la preziosissima chiave e promettendo al piccolino che sarebbe tornata prestissimo a liberarlo.

Dal Velodromo, Sarah e i genitori vengono condotti nel campo di concentramento di Beaune-la-Rolande e qui separati. Ma la piccola, animata dalla promessa di liberare Michel, riesce a fuggire e a trovare rifugio presso una coppia di anziani coniugi che la prendono con sé con amore e comprensione.

Il dramma avviene quando la piccola li convince a portarla a Parigi per liberare il fratellino. Primo trauma, l’appartamento è stato occupato da una famiglia francese, madre, padre e un bambino coetaneo di Sarah, secondo e orribile trauma, il fratellino, ormai, è morto soffocato nell’armadio.

Ed è a questo punto che le vicende di Sarah e Julia si intrecciano, perché la giornalista scopre, dalla lista degli appartamenti in cui vivevano gli ebrei prima di essere rastrellati, che anche la casa dei suoceri appartiene all’elenco.

E, tramite indagini e interviste ai (pochi) sopravvissuti, Julia riesce a ricostruire la storia della piccola Sarah e a scoprire che la famiglia dei suoceri altro non era che la famiglia che aveva occupato l’appartamento.

Nascerà allora in lei il profondo desiderio, percepito come un vero bisogno fisico, di ritrovare Sarah, di sapere che fine abbia fatto, se e come sia sopravvissuta. L’epilogo non è allegro, non c’è l’happy end che si potrebbe sperare, ma che, inevitabilmente, avrebbe reso il romanzo un melodramma zuccheroso e poco credibile.

Sì, poco credibile, perché, sebbene l’intreccio sia inventato, non è da escludere che fatti simili siano realmente avvenuti. Si tratta di una storia triste o, meglio, malinconica, in cui, oltre al tema centrale del dramma dell’olocausto, sono trattati altri argomenti che sarebbe sbagliato definire secondari.

L’ingenuità infantile; l’amore tra fratelli; il rimorso e i sensi di colpa di chi si è salvato, comuni nei reduci dei campi di sterminio. Il titolo in lingua originale è “Elle s’appelait Sarah”, Si chiamava Sarah, parole riprese da una celebre canzone francese, scritta da Jean-Jacques Goldman nel 1982, in memoria di una bambina ebrea dal destino simile a quello della protagonista.

Elle s’appelait Sarah
Elle n’avait pas huit ans.
Sa vie, c’était douceur,
Rêves et nuages blancs.
Mais d’autres gens en avaient décidé autrement.

Si chiamava Sarah, non aveva otto anni. La sua vita era dolcezza, sogni e nuvole bianche. Ma altre persone avevano deciso che non dovesse essere così.

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1 commento a ““La chiave di Sarah””

  • lavi alle ore 7:56 pm scrive:

    Bellissimo libr, davvero..mi ha presa sul serio.

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