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Webster.itScanzonato ma anche disposto a subire le visioni sconcertanti che può portare con sé ogni viaggio nel mondo. Così si presenta Massimo Giannini, milanese, scrittore non di professione e per questo viaggiatore lontano da ogni tentazione di racconto “autoriale”.
Eppure il viaggio in Iran da lui compiuto nel Natale 1997, durante il governo di Khamenei e prima dell’avvento al potere di Mahmoud Ahmadinejad, si presterebbe bene a questo tipo di approccio.
L’Iran che Giannini descrive è infatti un paese scioccante, più che genericamente “poetico”. Ciò che colpisce l’autore è un contrasto tra il giorno e la notte nella vita quotidiana: caotico, grottesco e inebriante il giorno, segnato da incontri spesso improbabili. Altrettanto inebrianti le notti, ma per la calma difficile da descrivere che regna nelle grandi piazze di città.
L’itinerario circolare di Giannini parte da Teheran, che peraltro appare come una delle città meno interessanti dell’Iran, grigia e relativamente anonima rispetto agli altri luoghi che vengono visitati.
Il luogo preferito dall’autore, che si sofferma anche nelle città di Sochi, Qom, Yazd, Bam, Shiraz e Busher, è senza dubbio Esfahan, nel nord-ovest del paese, ricca di attrazioni che sintetizzano in pieno il carattere entropico dell’Iran.
Tra queste brillano il Chehel Sutun (il padiglione delle venti colonne che riflesse nell’acqua diventano quaranta) la moschea Manar Jomban con i suoi minareti oscillanti, il ponte Pol-E-Sharestan con trentatre archi e la piazza Masjed-E-Emam, dedicata all’Ayatollah Khomeini.
Ci si sofferma come detto sul contrasto tipicamente asiatico, ma qui portato all’estremo, tra caos diurno e calma notturna; ma Giannini nota anche un’attitudine particolare del popolo iraniano, un’eleganza nel porgersi che crea un contrasto interessante col modo di vivere secondo i dettami del khomeinismo.
Ciò che stupisce lo scrittire, e di riflesso il lettore, è il fatto che molte persone incontrate, incluse le donne, accettano questi dettami e allo stesso tempo approcciano gli occidentali cercando di mostrare loro la particolare convivenza tra le regole di una società teocratica e certe influenze occidentali non sempre tenute nascoste.
Tuttavia l’influenza del khomeinismo è ancora forte e sottile, e per questo gli improvvisi incontri con le forze adibite al “controllo” delle masse creano sconcerto non solo in sé, ma anche per l’esperienza quotidiana di ibridi come la “Zam Zam”, un equivalente della Coca-Cola che prende il nome dalla fonte sacra della Medina.
La presidenza di Ahmadinejad ha probabilmente portato all’estremo questi contrasti già forti; come rimarca però Giannini, l’Iran ha le sue radici nella Persia e nell’arianesimo, quindi il suo carattere arabo e islamico è il risultato di “stratificazioni” successive affascinanti e non facili da approcciare, e in un certo senso al di fuori e insieme totalmente dipendenti dall’evoluzione della storia e della politica corrente.


Nasce per volontà di un ligure sulla costa francese, a pochi chilometri dall’ultimo paese d’Italia. E’ piccola, romantica, meta di molti reali e colorata di giallo… limone.

Risparmiati dal tempo e dalle scorribande, sono testimoni del passato, della storia e delle religioni di questo Paese. Edifici di culto la cui architettura si incastra nel paesaggio dell’Anatolia.

Sfregiati dall’odio cieco dei talebani nel 2001, le imponenti statue afgane dovrebbero tornare al loro antico splendore grazie agli sforzi della Comunità internazionale. Che prima deve però pensare alla ricostruzione del paese asiatico.