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14.11.2007

In viaggio dal Sahara al Tibet

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DETTAGLI DEL LIBRO

Titolo: Dal Sahara al Tibet
Autore: Antonio Barletti ed Enzo Squillon
Editore: Vallecchi Editore
Anno: 1979
Prezzo: € 25,00
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laFeltrinelli.it
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Partire in veste di turisti per mete sconosciute e ritrovarsi a raccontare i propri viaggi sulle pagine di un libro: questo è ciò che è accaduto, un po’ di anni fa, ad Antonio Barletti e ad Enzo Squilloni, entrambi nati a Borgo San Lorenzo (Firenze) nel 1949.

Storie impregnate della più umile e curiosa quotidianità e narrate attraverso l’obiettivo di una macchina fotografica ci rendono partecipi dell’emozione provata da questi due uomini nel visitare posti insoliti e poco praticati dal turismo di massa.

Dal Sahara al Tibet (Vallecchi Editore, Firenze 1979), libro nato da un percorso di 300.000 chilometri, compiuto dagli autori attraverso 15 differenti nazioni, testimonia un nuovo modo di concepire il viaggio, ricerca che va «oltre le immagine convenzionali , aneddotiche, per penetrare in una complessa realtà, diversa dalla nostra».

Gli autori hanno seguito itinerari solamente terrestri e si sono serviti, per i loro viaggi, di ogni tipo di vettura: dalla macchina al fuoristrada, dal furgone al camion. Privilegiata l’auto, poiché «permette di vedere ogni paese nella sua fisionomia tradizionale e quotidiana, di percorrere sentieri poco battuti».

Tanti i rischi incontrati e gli incidenti subiti da due uomini durante le loro spedizioni: uno scontro frontale con un camion nepalese, un’uscita di strada con cappottamento in Afghanistan, l’investimento di un ragazzo (senza, però, gravi conseguenze) in un villaggio iraniano.

Il libro offre un campionario di immagini vive e naturali, che riproducono l’ambiente e le genti delle oasi sahariane, le pietraie del Ladakh, la fertile valle del Nilo, le pianure steppose dell’Afghanistan, il lavoro degli artigiani, la fatica dei contadini.

Un racconto fatto di parole, di oggetti e soprattutto di fotografie, perché «una buona foto riesce ad evocare e a suggerire anche ciò che non resta sulla pellicola» come gli odori, i suoni, i rumori, i silenzi.

Protagonista del libro è l’uomo alla ricerca di una tregua, di un equilibrio con la natura che lo circonda: volti comunicanti tutta la vicenda etnica ed umana dell’individuo, bruciati dal sole, scavati dalla fatica, sferzati dal vento; occhi colpiti da una luce troppo violenta; mani indurite dal lavoro; corpi piegati da malattie non curate; gesti guidate da lontane ed ignote tradizioni.

L’uomo. La donna. Dal Sahara al Tibet, sotto cieli diversi, la fatica della donna rimane una costante visibile.

Alla poligamia del mondo islamico il Tibet contrappone la poliandria di tipo fraterno, cioè il dovere per la donna di avere come mariti anche i fratelli dello sposo; alla segregazione femminile dell’Islam fa riscontro, nel Ladakh, un’attiva partecipazione alla vita comunitaria.

Ma, viaggiando nel Ladakh, i due autori hanno visto donne che, come manovali, costruivano case e riparavano strade. Cieli diversi, identici destini.

Una ricerca fotografica impostata sull’uomo rivela tantissime difficoltà: gli autori, per esempio, si soffermano a descrivere la diffidenza dei musulmani davanti all’obiettivo di una macchina fotografica puntato su una donna o colpevole di frugare nell’intimità di una casa, di una moschea, di una tenda.

Ma nel libro la prima attenzione si volge all’essere umano, un essere umano calato nel quotidiano (anziani di Leh, donne presso il pozzo di un villaggio indiano, beduini, montanari tunisini, bambini berberi, giovani sikh).

Un viaggio affascinante quello che Antonio Barletti ed Enzo Squilloni ci propongono. E, come scrive Folco Quilici nella presentazione, «se qualche volta vale ancora la pena di viaggiare; beh, questa è una di quelle volte».

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