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Il viaggio è un gioco di parole non espresse, ma vissute. È concreta immaginazione e sconfinata libertà. Per rivivere il proprio cammino occorre raccontarlo, dandogli la forma fluida o spigolosa delle lettere. Fabrizia Ramondino ha trasformato le sue esperienze nel romanzo di una vita. Intensa. Fatta di letture, di viaggi, di impegno appassionato. Di molteplici interessi. Teatro. Cinema. Letteratura. Politica.
Il suo modo semplice di raccontare il mondo colpisce subito il lettore, affascinato dallo sguardo curioso e attento della scrittrice: «Mi piace nelle città straniere frugare con lo sguardo nei negozi e sulle bancarelle di souvenir. E da sola, perché chi eventualmente mi accompagna, non intendendo acquistare nulla di tutto quel kitsch, considera una perdita di tempo, addirittura una questione di bon ton, il solo guardare».
In viaggio raccoglie tredici diverse esperienze “on the road” di Fabrizia Ramondino. Racconti arricchiti di riflessioni e di domande, di dettagliate descrizioni. Storie imbevute di emozioni, poiché la parola “ricordo” si rivela triste e funerea quando «non è accompagnata dall’emozione del viaggio all’indietro che presuppone».
La Ramondino accosta i suoi itinerari a quelli di altri autori, quali Montale e Least Heat-Moon. Prosa e poesia si mescolano alla vita reale, immobile nelle parole che la fissano sulla pagina bianca, ma ricca nei voli che ogni giorno propone.
Il lettore, sfogliando il libro di Fabrizia Ramondino, si ritrova improvvisamente in Argentina. O in Cile. O in India. In Australia. In Canada. In Europa. Ogni racconto è un biglietto per una destinazione a sorpresa. Un unico prezzo. Avere il coraggio di guardare in se stessi. E ammettere la difficoltà di farlo. Non perché ci siamo persi. Ma perché non ci riconosciamo.
Ogni viaggio rappresenta una grande opportunità. Di conoscere. Di conoscersi. Di riconoscersi. Un po’ cresciuti. Ma sempre uguali. Questo è uno dei messaggi che la Ramondino ha lasciato nel suo libro. Forse il più importante.

Viaggio tra presente e storia, nella festa simbolo della città lagunare. Dalle origini latine a quelle greche dei culti dionisiaci, passando per le feste 700esche narrate da Carlo Goldoni, e incarnate da Giacomo Casanova, fino a Sensation 2010.

Un detto arabo dice che Dio creò prima l’uomo poi la donna, e quindi fece il cavallo, con la bellezza della donna e la forza dell’uomo. Fra i nitriti, richiami primordiali di libertà.

Il “viaggio” più lungo di un uomo che riuscì, attraverso un tunnel, a uscire dall’inferno della Germania orientale e a conquistare la Libertà. Che il regime comunista negò per decenni al suo popolo.