
laFeltrinelli.it
Webster.itMe lo dovevo aspettare che avesse quella faccia. L’autore intendo.
E mi dovevo anche aspettare che fosse fotografo. E’ un libro con le immagini, questo. E a colori, per di più: tante fotografie di scorci impopolari.
Apprendo dalle notizie che circolano su Maurizio Maggiani che, con i suoi coni strinati, fin da bambino ha avuto una visione diversa della realtà.
Visione, la sua, che gli rende tanto fastidiosi i contrasti e le cose veloci quanto amabili, invece, le immagini “morbide”.
Visione che lo porta, nella fotografia e, di riflesso, nella scrittura, a “guardare con il naso”.
Sembra aver appreso, estendendola a tutto ciò che osserva e persino a tutti coloro che incontra, o ha incontrato, la lezione di un signore che diceva che “l’architettura è il gioco sapiente, rigoroso e magnifico dei volumi sotto la luce”.
E ciò che interessa all’autore è proprio come questa luce cade sugli oggetti e sulle persone.
Ed errando per il solo fine di errare ci racconta di sé tramite Genova.
O di Genova tramite sé?
Di questo libro-guida si è detto che sia un romanzo quasi onirico.
Ma, forse, si è confuso il sogno con lo sguardo di un bambino.
Maggiani Genova l’ha conosciuta da piccolo, con quel difetto agli occhi.
E poi ha continuato ad osservarla come faceva allora. E ci racconta del suo primo incontro con la città, quando si curava al Gaslini. Mostrandoci i personaggi della sua famiglia, ci parla dell’utile bellezza dell’ ”andare alle opere”. E dell’andarci bene.
Ci fa strada per accompagnarci in piazza Sant’Anna. Poi ci presenta il pittore impazzito per amore che “gracchia come un megafono dalle pile scariche” alla stazione di Principe.
Ci fa sporgere educatamente nella dignitosa polvere delle case all’inglese di Panigaro.
Ci porta a casa dell’architetto Aristo, che però è morto d’amore “per il suo amore scomparso”. Ci offre un caffè nel Marinella. E poi una sigaretta al Porto. Assieme al Giaguaro, vecchio marinaio che traffica.
Traffica sempre. Perché…”Maniman”: non si sa mai!


Il Piemonte vanta una regione storica dove, vino, gastronomia e paesaggi collinari fanno del viaggio un’esperienza multisensoriale che si accompagna a storici combattimenti rievocati con passione.

Nella Val Varatella, in mezzo alla natura fitta e rigogliosa, si trova una delle bocche del pianeta. Cavità sotterranea in cui camminavano i nostri stessi antenati.

I popoli incontrati e i viaggi del Capitano Enrico Alberto D’Albertis. Tutto in quel’antico edificio, ora sede del Museo delle Culture del Mondo di Genova, che domina l’antica Repubblica Marinara.