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Webster.itIl 27 gennaio ricorre il Giorno della Memoria, la Memoria delle vittime della Shoah. Si tratta dell’anniversario di quel 27 gennaio 1945 in cui le truppe sovietiche liberarono il campo di sterminio di Auschwitz.
Oltre alle numerose e importanti iniziative che si terranno in tutta Italia, un libro esprime alla perfezione l’essenza stessa di questa triste ricorrenza.
Serve a ricordare le persone morte nei campi di sterminio, perché la memoria resti viva e impedisca di commettere nuovamente orrori contro l’Umanità come l’Olocausto.
Si tratta de Il libro della memoria di Liliana Picciotto, ricercatrice di Storia presso il Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea di Milano, edito da Mursia.
Introduce l’opera un excursus sulle deportazioni degli ebrei dall’Italia e dalle Isole Egee (allora territorio italiano), dal 1943 al 1945, ma il corpo centrale è costituito dall’elenco dei nomi degli ebrei deportati, completo di dati anagrafici e “destino”.
Come dati anagrafici si intendono data e luogo di nascita, stato civile (coniugato/a con…) e, come destino, la sorte alla quale andarono incontro dopo la deportazione.
Purtroppo, nella maggior parte dei casi, la sorte fu “Ucciso all’arrivo a Auschwitz”: la camera a gas era, infatti, il destino di tutti coloro che non venivano considerati adatti ai lavori forzati del lager perché troppo giovani o troppo anziani (età inferiore ai 13 anni o superiore ai 60), perché malati o deboli di costituzione.
Per molti altri, si legge “Deceduto in luogo e data ignoti”, disperso, in altri termini, scomparso nel nulla, nel vento, come il bambino cantato da Francesco Guccini nella canzone che porta proprio il nome del più terribile campo di sterminio.
E per pochi, per quei pochi che non si ha neppure il coraggio di chiamare fortunati, si può leggere “Liberato il…” con la data della liberazione e del ritorno alla vita, meno di 700 nomi per quasi 9000 deportati.
E, tra questi, ritroviamo nomi sconosciuti, ma anche i nomi di quegli ex deportati che hanno dedicato la loro vita del dopo a raccontare, a tramandare la memoria di quanto è stato, come Nedo Fiano, Liliana Segre e il più celebre fra tutti, Primo Levi.
Si tratta veramente di un monumento alla memoria di quanti sono morti, perché troppo spesso, seppure in buona fede si parla degli “Ebrei morti nei lager” come di un’entità astratta e non ben definita.
E non come singole persone, uomini, donne, bambini, che sono andati incontro a una morte atroce.
Perché “6 milioni di Ebrei” sicuramente è un numero scandaloso, terribile, che nessuno dovrà mai dimenticare, ma sapere che Fiorella Articoli, soltanto per citare un nome (si tratta della bellissima bambina che appare in bianco e nero sulla fotografia in copertina) , era figlia di Leone e Letizia, nata il 19 luglio del 1941 (per morire il 16 ottobre 1943) cambia la percezione.
Non l’orrore, ma la percezione delle vittime, che non vengono più viste come “6 milioni di ebrei”, ma come persone, con un nome, un cognome, una famiglia.
Ed è commovente, per non dire allucinante ricostruire le famiglie e immaginare quei mariti che sono sopravvissuti alle mogli, quelle madri che sono sopravvissute ai figli, quelle intere famiglie annientate.
Un eccezionale lavoro di ricerca durato anni, negli archivi e nella storia della deportazione, perché veramente non si dimentichi.


Prima un’incredibile tormenta, poi l’indomani il sole e uno scenario tanto anomalo quanto artisticamente candido. Il 17-18 dicembre scorsi, il Lido di Venezia si tinse interamente di bianco, laguna e spiaggia del Mare Adriatico inclusi.

Nella laguna veneta, poco lontano dalla colorata Burano, giace l’isola di Torcello, abitata ormai da pochissime persone, ma ricercatissima per le sue bellezze naturali e architettoniche.

La quiete della spiaggia all’estremità meridionale del Lido. Il vento carezza gli scogli attorno al faro. Dalla laguna poi, ecco un nuovo colosso d’acciaio che attraversa le acque della Serenissima, lasciando all’ecosistema insulare il ruolo d’impotente e falcidiato spettatore.