
laFeltrinelli.it
Webster.itIn alcuni luoghi il tempo sembra fermarsi. Come quando l’uomo trattiene il respiro per non fare rumore, per non rompere un incantesimo di cristallo. In questi luoghi sembra regnare, eterna, l’immobilità. È l’immobilità di un mistero che affascina, che strappa lacrime a sensazioni indescrivibili.
Penso che l’India sia uno di questi posti. Le strade, gli abitanti ed il suo stesso cielo possiedono qualcosa di magico. Giuseppe Cederna l’ha potuto sperimentare di persona.
Nel novembre 1999 parte, con alcuni amici per il nord-ovest dell’India, diretto alle sorgenti del Gange. Il suo è un viaggio ricco di incontri e di esperienze.
Guidato da alcune coincidenze, egli compie un vero e proprio pellegrinaggio, non solo verso i luoghi sacri dell’India, ma anche verso un se stesso perduto (o meglio abbandonato) e finalmente ritrovato.
Giuseppe Cederna riconosce i suoi occhi nello sguardo profondo della gente che incontra. Ricorda l’infanzia e i luoghi che l’hanno cullata. Scopre ciò che veramente gli manca. Insegue coincidenze e trova realtà.
Poi racconta tutto in un libro, che intitola Il grande viaggio. Pagine fitte di dialoghi, di minuziose descrizioni.
“…Danzando in Cambogia è uno dei miei libri, di quelli che si portano in giro nel cuore e nella testa. Come i viaggi. Questo in particolare lo porteremo nelle gambe. Vogliamo camminare, attraversare gli Hills himalayani, dormire all’aperto e vedere da vicino le grandi montagne”.
L’autore, come egli stesso scrive, è affamato di segni e coincidenze.
Il libro di Cederna contiene immagini e testimonianze del viaggio da lui compiuto. Contiene la meraviglia di chi vede fondersi armoniosamente i colori dell’India con una strana e naturale bellezza.
Il grande viaggio ha l’odore dell’incenso, di fiori appassiti lasciati morire sulle rive del Gange. Canta la musica di un fiume che scorre da secoli, sacro come la terra che bagna.
Un’esperienza da leggere.
Un viaggio da compiere.
Sulle orme di chi ha già tracciato il sentiero.


Piercing, fachirismo e auto-torture. Tra iniziale diffidenze e via via sempre più disponibilità della gente, la giova ricercatrice italiana Sarah Trevisiol racconta il suo viaggio nel rito della fertilità nella realtà rurale di Narayanpur.

Piercing, fachirismo e auto-torture. Tra iniziale diffidenze e via via sempre più disponibilità della gente, la giovane ricercatrice italiana Sarah Trevisiol racconta il suo viaggio nel rito della fertilità nella realtà rurale di Narayanpur.

L’immenso corso d’acqua indiano non è solo il fiume sacro per antonomasia. E’ anche ricordato per numerosi primati, non sempre positivi: tra i più lunghi del mondo è anche tra i più inquinati.
Cara Anna Maria, oltre al nome ci accomuna una notevole affinità di letture! Dell’India si è scritto tanto, ti confesso che sono anche un po’ satura sull’argomento, che davvero alla fine fa un po’ troppo “moda”. Ma il libro di Cederna è capace di regalare non solo uno sguardo sul paese, ma anche uno sguardo interiore e una riflessione sul senso del viaggiare e del camminare. Come tu ben dici è un’esperienza da leggere e un viaggio da compiere. Letto l’ho letto, e con grande piacere. Il viaggio alle sorgenti del Gange ancora non l’ho fatto, ma il libro mi ha davvero me ne ha fatto venire la voglia!
Anch’io l’ho letto. Anch’io ci sono stato da quelle parti, più di una volta, in diverse stagioni. Ho visto le montagne che ha visto lui, non solo, ma ho anche assaggiato il sapore del ghiaccio verticale dello shivling e visto da vicino il più piccolo granello del suo granito (vetta mancata per avversità oggettive); ho scivolato sulle abbondanti e soffici nevi del kedardome e tra poco si replica sui bhaghirati e sul kedardome. Non ero solo naturalmente. Grande esperienza. Eppure nessuno di noi ha mai avuto velleità di scriverne un libro, non ne abbiamo nemmeno fatto comunicazione alle riviste specializzate (con noi un quasi noto giornalista). E così fanno centinaia di individui che vivono di viaggi verticali in quei luoghi: russi, polacchi, sloveni, ukraini, ogni anno in rispettoso silenzio raponano quei ghiacci inpervi,gli altri, per lo più urlano di averlo fatto. Quello che manca è il silenzio! Ha ragione Anna Maspero quando dice che è stato strascritto sull’India, ma i libri più significativi nessuno li legge perchè difficili ed impegnativi. Meglio, più facile, più fruibile, fare spergiuri speculativi sul senso del viaggio, sui personaggi, sui luoghi, ciascuno dei quali identico a quelli che si potrebbero trovare vicino a casa, o addirittura nella stessa propria casa. Ovvietà e come tali di grande presa sugli altri, in maggior misura se adornate da una graziosa copertina e un ottima pubblicità. Spero che si taccia presto sui quei luoghi e che passino di moda. Luoghi rovinati dagli urlatori della bassa filosofia che trascinano masse urlanti, che scrivono un po’ per vivere, un po’ per sopravvivere alla noia di loro stessi. Dallo Shivling sentivo, qualche centinaio di metri più in basso le urla dei campeggiatori dei “viaggiatori nel mondo”, italiani naturalmente, e mi sembrava di essere sul medale e sentire le voci disordinate del caos lecchese. Che schifo! Mi dispiace, ma devo dire che questo libro è un ennesimo inutile urlo del quale se ne poteva fare volentieri a meno. L’ho letto, ma per fortuna leggo anche altro. Le ultime due righe e poi mi taccio, anzi, per favore,”tacciamoci” tutti (nel senso delle scrivere libri inutili) perchè le parole più belle e dirompenti sono quelle spese dopo un lungo e ragionato silenzio guardandosi negli occhi. Mi piacerebbe conoscere Cederna tramite i suoi silenzi e non le sue grida.
grazie