
laFeltrinelli.it
Webster.itCantante è chi riesce a raccontare per mezzo della musica. Con una penna chiamata voce. Un foglio chiamato suono. Un’ispirazione chiamata vita. Propria e altrui.
Le canzoni sono un po’ come i libri. Le ascolti e pensi: «Questa storia assomiglia alla mia!». E senti nelle loro melodie il sapore, dolce e amaro, della quotidianità.
Non sapevo che Lorenzo Cherubini (in arte Jovanotti) avesse scritto un libro. E non sapevo l’avesse scritto usando la lingua del viaggiatore.
Il Grande Boh! è un diario di viaggio e un momento di riflessione. È arte fatta di poesia, fotografia, disegno. È prosa musicata e musicale.
Partire per imparare a conoscere e, soprattutto, a riconoscere il posto in cui si è nati e cresciuti. Partire perché la vita scorre. Perché l’emozione esiste e bisogno viverla. Questo è il senso dei viaggi compiuti e raccontati da Jovanotti.
I magici silenzi africani. La Patagonia attraversata in bicicletta. Il deserto, che annulla misteriosamente il pensiero. Un senso di irrequietezza che non lo abbandona mai, che quasi lo costringe a rifare i bagagli, ad intraprendere una nuova avventura.
Il libro di Lorenzo Cherubini, in realtà, è una dichiarazione d’amore. Per la vita. Per il viaggio nel mondo che essa rappresenta. Per il paradiso terrestre che ci circonda e di cui non riusciamo a scorgere le meraviglie.
«Le pagine che narrano la sua vita da solo sotto la tenda nel Sahara sono pagine bellissime, da grande scrittore di viaggio, con qualche reminiscenza di Jack Kerouac» scrive Fernanda Pivano. E Giovanni Pacchiano, sul Corriere della Sera, lo paragona a Chatwin: «Come Chatwin, e magari meglio di Chatwin. Anche noi abbiamo un eccellente scrittore-viaggiatore».
Jovanotti dichiara di raccontare solo mondi che ha visto e che vuole vedere. Sì. Perché il viaggio non si ferma qui. Perché è la sua stessa vita ad essere in viaggio. Sempre.
Non ci resta che leggerla tra le righe del suo libro, questa vita.


Un cimitero non è solo il posto dove dormono i defunti. La morte non è solo un evento, ma un processo. Nel cimitero c’è la rappresentazione di un pensiero, di una civiltà.

Viaggio nella necropoli musulmana della capitale egiziana. Un quartiere 17 quartieri lungo dodici chilometri con quasi un milione di presente che vivono a fianco dei loro cari e non.

Prosegue la lunga risalita del fiume Nilo verso le sue sorgenti. Istantanee da un viaggio che regala emozioni ogni volta che giri lo sguardo.
Già non mi é mai piaciuto, in fatto di canzoni intendo, ma sono miei gusti personali, da quando jovannotti a scritto quella vergognosa canzone sulla Fallaci, da ignorante a questo punto, perché non deve avere mai letto né la biografia, né nessuno dei suoi libri, ed é grave, proprio non riesco neppure a vederlo in cartoloina. Invece di fare il pacifista frichettone in giro per il mondo, si guardi bene dal parlar male di una ragazzina che a soli 13 anni era Partigiana. Anche a lei e al suo coraggio, lui può vivere come vive. E lo dice un’ebrea sessantottina, che proviene da una famiglia di grandi valori e di grande coraggio, non da una qualunquista, ma da una vecchia ragazza, come mi definisco data l’età, che non ha smesso di sperare. Shalom, Tosca
Cara Tosca, prima di tutto grazie per l’attenzione che hai dedicato al nostro giornale. La canzone “Salvami” di Jovanotti a cui tu fai riferimento, il cantante l’ha scritta dopo aver letto l’articolo della Fallaci all’indomani dell’attentato alle Torri Gemelle. jovanotti quell’11 settembre era in Pakistan e, afferma, non aveva l’impressione di trovarsi in una terra ostile. La sua canzone è una reazione all’odio che porta alla guerra. Certo, sono daccordo con te sul fatto che egli sia stato un pò ingiusto nei confronti della Fallaci, magari il suo pensiero poteva esprimerlo in maniera un pò più generica.E come te sono convinta che, nonostante tutto, bisogna continuare a sperare. Grazie. Anna maria