
laFeltrinelli.it
Webster.itDa questo libro ci si può aspettare quasi tutto, ma un consiglio è d’obbligo: non consideratelo una guida turistica. Molti di voi potrebbero rimanere delusi se pensassero di poter utilizzare le sue pagine come fonte di consigli su come visitare al meglio la Svizzera, o gli Stati Uniti. E Tahiti, le Figi, l’Australia, il Giappone, l’Indonesia, la Thailandia o l’India.
È questo infatti il percorso che segue il nostro autore-protagonista durante un anno “sabbatico”, di libertà da tutto: lavoro, fidanzata, amici, famiglia, la propria città. L’obiettivo è quello di perdersi o meglio sperdersi. Trovare un proprio equilibrio nell’ignoto.
Il suo percorso proprio per questo motivo non è lineare come solitamente sono i viaggi programmati. L’unica regola è infatti quella di non tornare mai indietro.
Il risultato è perciò un grande collage di immagini che provengono da ogni parte del mondo che visita ma che descrivono i luoghi, ma soprattutto i pensieri, le sensazioni, le emozioni che l’autore prova.
Così come accade in tutti i viaggi più o meno lunghi, anche qui troviamo pagine di nostalgia per ciò che ci si è lasciati dietro. Sono le quattro Non lettere.
In esse Bocconi unisce insieme presente e passato, racconta ai propri interlocutori la paura di trovarsi da solo in luoghi sconosciuti e i propri rimpianti per essersene andato troppo in fretta, senza spiegazioni, senza un perché.
Probabilmente è proprio per questo che il tentativo di fare un viaggio senza ritorno fallisce, i legami sono troppo forti, tutto è stato un bellissimo sogno che però non può durare ancora. Il viaggiatore non è riuscito a trovare un proprio luogo dove perdersi.
Ecco, l’autore ci racconta tutto ciò con un linguaggio semplice, al limite del banale che però rende perfettamente l’idea dell’esperienza vissuta di cui racconta. È un libro che si lascia leggere, allo stesso tempo lento nelle riflessioni e rapido nel cambiamento degli scenari. E fa sognare.
Del resto, chi di noi non ha mai pensato almeno una volta nella sua vita di prendere, partire, lasciarsi alle spalle tutto e non tornare mai più?


Nella città caput mundi. Alla scoperta di una delle metropoli più belle del mondo. Tra le sue piazze e i suoi sontuosi monumenti. Antichità di eterna bellezza. Incantevoli scorci.

A pochi minuti dal centro storico, in cima a una collina dalla quale domina l’intera città, la basilica di Superga si erge fiera e imponente, secolare guardiana e simbolo del capoluogo piemontese, custode silenziosa di storie di re e storie di uomini.

Sulla riva del Po, lontano dal frastuono cittadino, si trova un piccolo villaggio antico, nato nell’Ottocento, ma con le fattezze di un tempo ancor più lontano. Un’illusione che sembra realtà.