
laFeltrinelli.it
Webster.itIl mio incontro con David Randall ha, alle spalle, una lunga storia. Una di quelle che iniziano per non concludersi. Che nascono in un luogo per crescere in un altro. Conobbi “Il giornalista quasi perfetto” in una libreria di Milano. A colpirmi subito fu la frase riportata in copertina: “Manuale di sopravvivenza per ogni giovane cronista”. Mancavano dieci minuti alla partenza del mio treno per Bari e una lunga fila di acquirenti affollava la cassa.
Mi ripromisi, una volta ritornata in Puglia, di acquistare il testo. Ma non mantenni la promessa. Almeno non subito. Solo una settimana fa, per caso, quel libro mi è ricapitato tra le mani. Non in Lombardia, né in Puglia, ma in Basilicata. Precisamente a Matera. Era tra gli scaffali di una libreria. Lo riconobbi dai colori della copertina. Non esitai ad acquistarlo. Le sue pagine avevano viaggiato con me senza che ne conoscessi il contenuto.
È il Giornalista stesso a compiere un viaggio che, spesso, non conosce sosta. Attraverso la vita e i pensieri della gente. Attraverso gli avvenimenti che rallegrano o rattristano il mondo. Il Giornalista è un reporter della quotidianità.
La scrittura di Randall scorre, fluida e impetuosa, sotto gli occhi del lettore. Nelle parole dell’autore, l’incoraggiamento che ogni giovane cronista vorrebbe sentirsi fare. “Il giornalista quasi perfetto” può essere considerato un compagno d’avventure. Fedele. Autentico.
Randall svela i trucchi del mestiere e lo fa con una semplicità disarmante. Scrive che, “nel 1994, ben 103 giornalisti sono morti per essersi avvicinati troppo alla verità”. Poi ribadisce che la singolarità e la bellezza del giornalismo sta proprio nella ricerca scrupolosa, ovunque essa conduca.
Determinazione, passione, senso di giustizia, entusiasmo e “faccia tosta” sono caratteristiche che dovrebbero appartenere a chi decide di intraprendere questo cammino. Fatto di scrittura itinerante. Di brandelli ricuciti. Di parole coraggiose perché dette e non taciute. E Randall osa raccontare tutto questo nel suo libro.


Intervista a un uomo sempre in viaggio. Marco Cavallini, 48enne con la passione per il vagabondare e per la fotografia, racconta la sua originale esperienza a il reporter.

Viaggio nel difficile mondo dei corrispondenti di guerra. Tra coraggio, adrenalina e paura. A tu per tu con l’inviata Rai, Monica Maggioni, e un ricordo per la giornalista del Corriere della Sera, Maria Grazia Cutuli (1962-2001), vigliaccamente uccisa in Afghanistam dieci anni fa.

Viaggiatore del mondo. Testimone attento e meticoloso ha saputo rendere con le sue parole l’essenza vera e intima di cosa ha visto e vissuto.