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Webster.it“…Che il mondo abbia un cuore sospetto sia un concetto infantile, ma si era dimostrato bizzarramente resistente…Ero cresciuto con l’idea inconscia che da qualche parte al centro della più grande massa di terre del pianeta, al di là di alcune nazioni più conosciute, pulsasse un altro paese, semidimenticato, rispetto al quale tutti gli altri risultavano periferici”.
Così esordisce Colin Thubron, scrittore inglese, autore di “Il cuore perduto dell’Asia. In treno dal Turkmenistan al Pamir. Una narrazione avvincente, emozionante nell’Asia centrale, percorsa con ogni mezzo di trasporto.
Thubron attraversa cinque repubbliche all’indomani del crollo di Mosca e dell’indipendenza di questi Stati dal regime sovietico. Un percorso, non solo fisico, geografico, ma soprattutto compiuto attraverso la gente. Gente che si ritrova figlia di una nuova epoca, scissa dai vecchi confini mentali, dalle abitudini del giorno prima. Gente impreparata che non sa ancora, o almeno non sa bene, di quale Paese sia o vorrebbe essere.
Disorientamento, entusiasmo e antichi retaggi si avvicendano nei discorsi dei personaggi che lo scrittore inglese incontra sulla sua strada. Il racconto dei luoghi, la bellezza dei paesaggi, ma anche la loro stessa aridità. Usanze, tradizioni che si rinnovano e, in parte, si riprendono dopo l’oblio in cui, durante la dominazione russa, sono cadute.
Un libro ancora molto attuale, sia perché tali Paesi, oggi, nonostante i quasi venti anni di autonomia, oscillano tra il passato e il presente, sia perché è la storia di una regione e delle persone che forma e trasforma una nazione. Si segue l’antichissima Via della seta sulle orme del condottiero Tamerlano, contemplando le malridotte vestigia di ingombranti monumenti del passato e udendo le voci di quanti ricevono la pesante eredità della storia e devono costruire un nuovo mondo.
Un diario di viaggio attento, preciso, acuto che racconta di luoghi entrati nel mito, dal fascino millenario, lontani da noi e, per questo, ancora più suggestivi. “…Il nome di Samarcanda non evoca una città terrena. E’ un suono che attanaglia il cuore. Altre capitali dell’Islam – Il Cairo, Damasco, Istanbul – risplendono di una magnificenza mediterranea e accessibile. Ma Samarcanda si colloca proprio ai limiti della geografia”.


In Uzbekistan, a ridosso del deserto e del nulla, sorge una città il cui nome richiama la luce e dove visse Alessandro Magno. Qui, le trote sono sacre e gli alberi i protettori dei sogni.

L’ex Unione Sovietica l’ha resa un museo a cielo aperto e così si presenta oggi. Ricca di suggestioni azzurre e turchesi nel centro storico. Una gemma asiatica sotto la luce lunare.

Asia centrale. Uzbekistan, paese indipendente dal governo sovietico dal 1991 e terra di edifici antich. Chilometri di steppa. Contraddizioni e città storiche. Patrimonio Unesco.