
laFeltrinelli.it
Webster.itUndici interminabili ore di viaggio. Di notte. Quando tutto tace e il mondo sembra fermarsi per riprendere fiato. La strada scorre, fluida, attraverso i finestrini del pullman. Il silenzio viene interrotto, a tratti, dai movimenti assopiti di chi sta sognando. Milano-Bari. A farmi compagnia, un libro.
Torno a casa passando dall’India. Tre bambini sorridono in copertina. Mi immergo nella lettura. Arriverò a destinazione cambiando meta.
Doveva essere una semplice vacanza. Invece quel viaggio gli ha cambiato la vita. “Succede quando meno te lo aspetti”, penso. Un incontro particolare in un paese particolare. Jaume Sanllorente scrive per professione. È un giornalista. Vive a Barcellona e non gli manca nulla. Ama il suo lavoro. Gli agi e le comodità di una città così vivacemente ricca sono anche i suoi.
Nel 2004, Jaume decide di fermarsi in India per un mese. Torna in Spagna, ma il paese visitato sembra avergli strappato un pezzo di anima. Riparte. In India, quell’uomo scopre l’uomo. Incontra gli occhi della paura, dell’orrore, della tragedia umana che si abbatte su chi non ha colpe.
Mendicanti che affittano neonati. Bambini a cui vengono amputate le gambe perché suscitino la pietà di caritatevoli benefattori. Baby-prostitute di sei anni che hanno, sul corpo, i segni di un’esistenza negata. Forse non riusciranno mai a fidarsi dell’amore.
Nella coscienza di Jaume, una voce insistente. Vera come le immagini che non può dimenticare. Il desiderio di reagire. Di fare qualcosa. La risposta è nella semplicità di un sorriso. Quello dei bambini di un orfanotrofio di Bombay minacciato dagli speculatori. Jaume fonda, così, una propria Ong, “Sorrisi di Bombay”, per aiutare gli orfani delle periferie, per dare loro un’istruzione, per garantire ai malati di lebbra l’assistenza sanitaria.
“I sorrisi di Bombay” di Jaume Sanllorente è la storia di un baratto. Sicurezza e carriera con una povertà temuta dal mondo. Ingiusta. Inaccettabile. Ma che arricchisce più dello stesso denaro.


Viaggio nel palazzo Lal Qila del “Gran Mogol” Shah Jahan. Lungo il fiume Yamuna, il più grande affluente del Gange. All’estremità orientale di Shahjahanabad, settima città musulmana nell’area della capitale indiana.

Viaggio nel più grande stato del subcontinente indiano. Assaporando le specialità di ogni luogo e delle sue tradizioni, a volte d’origine tribale. Una carrellata di monumenti e città in un caleidoscopio di colori per scoprire una delle zone più affascinanti e antiche dell’Asia.

Potenza economica del terzo millennio o baraccopoli che sguazzano nella povertà? Internet point o tradizioni millenarie? Il professor Stefano Beggiora ci svela il nuovo volto del subcontinente indiano.