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07.05.2009

Hotel Nomade

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DETTAGLI DEL LIBRO


Titolo: Hotel Nomade
Autore: Cees Nooteboom
Editore: Feltrinelli Traveller
Anno: 2008
Prezzo: € 14
Compralo su:
laFeltrinelli.it
Webster.it

Cees Nooteboom è un uomo che ha scelto il movimento perché in quell’azione ha trovato la quiete necessaria per scrivere. Raramente mi è capitato di leggere un libro in cui il tema del viaggio sia stato trattato in modo così reale e sublime. Hotel Nomade mi ha rapito sin dall’introduzione.

L’autore racconta le sue tante esperienze di viaggio arricchendole di citazioni e riflessioni. «Viaggi da solo in un mondo gestito dagli altri». Non avevo mai pensato a questo.

Eppure ci sono «coloro che possiedono la pensione dove vuoi una stanza, coloro che decidono se per te c’è ancora posto sull’aereo che vola una sola volta alla settimana, coloro che sono più poveri e con te possono guadagnare qualcosa, coloro che sono più potenti perché possono rifiutarti un timbro o un documento, coloro che parlano lingue che tu non capisci, coloro che ti vendono cibo al mercato e ti mandano nella direzione giusta o sbagliata».

Viaggiare, per Nooteboom, è un’arte che s’impara. L’autore racconta di aver acquistato, a Parigi un libro sugli effetti del viaggiare scritto dal filosofo arabo Ibn al-Arabi nel XII secolo. Qui egli s’imbatte in una frase che lo condurrà lontano: «Il viaggio non cessa mai».

Nooteboom non ha mai smesso di viaggiare. Un giorno ha preso lo zaino, ha salutato la madre ed è salito sul treno per Breda. Un’ora dopo, in Olanda, si è messo sul lato della strada e ha alzato il pollice. Da allora la sua vita è andata avanti così. Il pensiero e la riflessione sono arrivate dopo perché, afferma l’autore, il movimento precede il pensiero.

Chi viaggia di continuo è sempre da qualche altra parte, ma sempre con se stesso. Pascal affermava che gli uomini non riescono a rimanere ventiquattr’ore nella stessa stanza. Il viaggiatore, in realtà, è colui che rimane sempre a casa, cioè con se stesso.

Il viaggio è riscoperta di un mondo interiore dimenticato, celato dalla maschera che gli uomini indossano ogni giorno. Il viaggio non deve essere fuga, perché se anche l’uomo arrivasse nell’angolo più nascosto della terra, qui incontrerebbe colui da cui affannosamente fugge: se stesso.

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