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Webster.itImmagina. Anni Ottanta dell’Ottocento. Pennsylvania. Una ragazza di vent’anni senza soldi e piena di fantasia. Legge e sogna. Continuamente.
Poi, un giorno si trova sotto gli occhi un pezzo intitolato What Girl Are Goods For in cui si mette in luce l’aumento “allarmante” di donne dedite a lavori fuori dalle mura domestiche.
Lo legge, prende carta e penna e scrive una lettera al giornale. Descrive le difficoltà che incontra una ragazza povera alla ricerca di un lavoro.
“L’ortografia e la grammatica non erano perfette, ma il testo era chiaro, originale, pertinente, e il direttore [...] vi scorse un talento naturale” (p.96).
Inizia così la carriera da giornalista di Nellie Bly, assunta al Pittsburgh Dispatch per 5 dollari alla settimana.
Immagina ancora. Anni Ottanta dell’Ottocento. New York. Una ragazza di ventitré anni, poco denaro e molta ambizione. Ha un sogno. O meglio, un obiettivo. Scrivere per il New York World.
Ma l’idea di una cronista donna è inverosimile per l’epoca. Questo lo scopre dopo vari tentativi. Ma non si dà per vinta, anche se non ha più denaro. Si fa prestare i soldi per il taxi dalla sua affittacamere. Raggiunge la sede del New York World. Entra nell’ufficio del direttore. E lo spiazza con le sue idee.
Inizia così la carriera da cronista infiltrato di Nellie Bly, fingendosi pazza per farsi ricoverare nel celebre manicomio femminile di Blackwell’s Island.
Nallie Bly, una donna “fuori dall’ordinario”. Una vita tanto incredibile da non sembrare vera. La sua storia e quella di altri dodici “giornalisti quasi perfetti” è stata raccontata da David Randall.
Vite che odorano di vero giornalismo. Quello fatto per strada. Quello a cui bisognerebbe ispirarsi. Quello ormai troppo lontano dalla realtà di oggi che vede i cronisti – come scrive Randall – “seduti in permanenza davanti a un computer, in quello che assomiglierebbe a un call center” (XXV).
David Randall, Tredici giornalisti quasi perfetti, Laterza (€ 12).


La prima notte dormita in camper, in uno spiazzo deserto accanto all’Highway 211, in Virginia. L’ululato del vento, un tappeto di stelle, la strada buia e infinita. Il silenzio innaturale delle grigie colline che ci circondano.

Nel cuore economico degli Stati Uniti. Una vista a spicchi sulla Grande Mela a 320 metri d’altezza in un freddo pomeriggio d’inverno, mentre lì su nevica e sotto nessuno se ne accorge.

Viaggio nel quartiere newyorkese, simbolo della cultura afro-americana, fra scene di vita quotidiana e i colori dei tanti writer che abbelliscono le serrande dei negozi.