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30.01.2012

Etiopia. Saggio di un outsider a tempo determinato

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DETTAGLI DEL LIBRO


Titolo: Etiopia. Saggio di un outsider a tempo determinato
Autore: Massimo Rossi
Editore: Mimesis
Anno: 2011
Prezzo: € 24
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A Natale non sono andata in Africa. O forse sì. A Natale sono ritornata nel sud dell’Etiopia. Sono stata fra le tribù al confine con Sudan e Kenya, camminando sulle tracce della spedizione Bòttego del 1894, navigando lungo il corso del basso fiume Omo, accompagnata da un viaggiatore di nome Massimo Rossi.

Può un libro sostituire un viaggio? Certo che no. Ma in qualche raro e felice caso un libro può diventare esso stesso un viaggio. A me è successo con “Etiopia – Saggio di un outsider a tempo determinato”, di Massimo Rossi da poco pubblicato per Mimesis.

Un libro che consiglio a chi, in quel lembo d’Africa scoperto dal turismo da non molti anni, già c’è stato. Per lui sarà un interessantissimo ritorno. E a chi pensa di andarci. Per lui sarà una guida precisa, stimolante, ricca di approfondimenti e di rimandi a testi di esploratori del passato e di altri viaggiatori. E lo consiglio anche a chi ama viaggiare, ma già sa che lì non ci andrà mai perché non può o perché preferisce evitare l’afa, la malaria, le mosche tse tse, le notti in tenda… Per lui sarà l’occasione di conoscere anche quel fragile pezzo d’Africa, un mosaico di culture dove sopravvivono popolazioni rimaste a lungo isolate e integre.

Per tutti questa lettura sarà comunque un prezioso momento di riflessione. Perché è un libro a cavallo fra il saggio e il racconto, capace di un continuo spostamento spazio-temporale fra ieri e oggi, dentro e fuori, vicino e lontano, simile e diverso, loro e noi… L’empatia di cui l’autore è profondamente dotato, gli permette di dialogare, e far dialogare anche i lettori, con le genti da lui incontrate lungo il cammino, di tessere corrispondenze fra i viaggiatori del presente e quelli del passato, farenji e tribali, visitatori e visitati (qualche volta anche in un non facile capovolgimento di ruoli), fra i turisti che cercano di uscire dalla “bolla ambientale” e gli antropologi che raccontano di questi incontri mancati…

Quella dell’incontro è una dimensione rara, mai scontata, ma ancora magicamente possibile come questo racconto dimostra, quando in un viaggio si è alla ricerca di somiglianze oltre che di differenze o peggio di facili esotismi, quando funziona l’alchimia di luoghi e persone, quando un viaggio è preparato, è vissuto senza snobismi da novelli Indiana Jones, è partecipato col cuore e sperimentato sulla pelle.

L’incontro può avvenire quando si viaggia con la consapevolezza di essere semplici ospiti, una “tribù in transito” di quell’altrove sognato e desiderato, ma anche con il profondo senso di una comune appartenenza. Può avvenire quando si viaggia senza certezze da vendere, soltanto con un bagaglio di domande e chissà, al ritorno, qualche risposta.

Ma forse la domanda ultima per noi viaggiatori è sempre la stessa: “Cosa ci faccio io qui?” E bella è la risposta di Massimo Rossi, nella solitudine della sua tenda sotto il cielo d’Africa: “Sono felice di essere qui, a casa. Forse il mal d’Africa è questo”. Essere viaggiatori è sentirsi a casa nel mondo e in quell’angolo sperduto del mondo, anche se outsiders, anche se a tempo determinato.


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6 commenti a “Etiopia. Saggio di un outsider a tempo determinato”

  • Pietro Schioppetto alle ore 2:37 pm scrive:

    Anch’io ho letto il libro e sostanzialmente concordo.
    Le parti migliori sono quelel in cui il narratore ha l’occasione di mescolarsi con la folla durante riti e occasioni di ritrovo socilae , tipo la lotta dei bastoni e la cerimonia del caffè: si percepisce che sono stati dei momenti davvero intensi lontani dalle esperienze che possiamo fare nel mondo occidentale.
    Davvero un bel libro.

  • antonio alle ore 11:43 pm scrive:

    Per me la lettura del libro ha avuto un sapore del tutto particolare. Facevo parte di quella tribù in transito che, per un breve periodo, ha cercato di staccarsi da tutto ciò che la legava alla comoda vita di tutti i giorni per avvicinarsi nel modo più “silenzioso” possibile a quel mondo che per tutti gli aspetti è lontanissimo da noi. A distanza di 2 anni la lettura del libro mi ha fatto rivivere le stesse emozioni con la stessa intensità; arricchendo però il tutto con moltissime informazioni su una parte di mondo per la quale è già problematico procurarsi una cartina geografica.

  • Mariano alle ore 6:16 pm scrive:

    Aver letto questo libro, così come leggere questa recensione che lo centra nel cuore, è stato davvero come ripercorrere con l’autore il viaggio. Le parole di Massimo mi hanno fatto percorrere queste lande, sentire la polvere, la gente, entrare nelle finestre di approfondimento mai pesanti, intervallate dagli archi spazio temporali in un continuo raffronto tra presente e passato che ho trovato estremamente interessante. Credo infine che Bottégo, Vannutelli e Citerni possano essere soddisfatti di come sono stati presentati, a distanza di oltre un secolo, e come le loro parole, abilmente inserite nel testo, abbiano consentito un raffronto netto, che fa capire come poco, ancora per poco, sia cambiato.Una ottima lettura

  • Andrea Petretti alle ore 10:36 am scrive:

    Le sensazioni descritte nella recensione sono le stesse che ho provato durante la lettura. Un ottimo libro. Le descrizioni dei luoghi e delle genti incontrate sono riuscite a trasportarmi laggiù, in quei posti vicini ed al contempo remoti. Ho apprezzato molto la sottile ironia nei confronti di se stesso e dei “turisti” ed il rispetto per l’ambiente e le genti che traspare marcatamente dal testo. A quando il prossimo viaggio ed il prossimo libro?

  • Fabiana Guevara alle ore 10:37 am scrive:

    Dopo il magnifico primo libro di Massimo (Pioggiafangomerdasoleblues, che risale al 2000), questo secondo è un libro meditato, ricco di approfondimenti, ma che richiama lo stile di scrittura dove è sempre presente una velata ironia, pur essendo, a differenza del primo, un vero saggio! Qualitativamente ottimo. Ma non difficile, che“si fa leggere”. Bravo

  • Marco alle ore 6:52 pm scrive:

    Ottima la descrizione della Sagine, affascinante quella della navigazione sull’Omo, divertenti gli episodi della sosta a Turmi, interessanti le descrizioni degli episodi riguardanti l’Homo Turisticus e le descrizioni del gruppo e del suo comportamento negli incontri con le popolazioni. La parte saggistica, di notevole mole, delinea un grande impegno di ricerca. Come fotografo apprezzo sia la parte fotografica sul fondo del libro che (intensa la foto di copertina) le riflessioni sulla fotografia inserite nel testo. I diversi punti di vista esposti denotano un grande rispetto per i soggetti fotografati ma anche per i fotografi, spesso demonizzati in viaggi di forte interesse antropologico come questo. Un ottimo lavoro. Leggetelo. E poi partite. PS Dove poter vedere le tue foto?

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