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Webster.itLa visione di Diego Marani, intellettuale, funzionario dell’Unione europea, traduttore e inventore dell’”Europanto” (una versione aggiornata ed ironica dell’Esperanto), si muove sempre tra le dimensioni del continente europeo e delle radici padane.
Marani è nato nel 1959 a Tresigallo, in provincia di Ferrara: il senso del confine che lo ha spinto a realizzare questa anomala autobiografia si lega tanto al tempo quanto alla geografia della sua giovinezza.
Da un lato Tresigallo, nella sua dimensione paesana, riflette la dimensione “sospesa” di Ferrara, città che contiene in sé una mediazione tra il solare mondo emiliano e la più ruvida e misteriosa Romagna.
Anche la dimensione temporale diventa però via via più importante nel libro. In modo quasi inavvertibile infatti, Marani fa scorrere i suoi ricordi dall’infanzia rurale, quasi insensibile al boom economico degli anni ’60, all’adolescenza degli anni ’70, vissuta sperimentando i prodromi della cultura delle discoteche e del disimpegno.
Ricorrono immagini vicine ai mondi (molto diversi nonostante la vicinanza geografica) di Fellini e Antonioni. Marani è poi vicino anche al mondo visivo del fotografo Luigi Ghirri, che fornisce anche la copertina del volume, con la sua atmosfera di divertimento autunnale.
Sono felliniane le figure tipiche della vita di paese: il matto Tago che passa la vita a girare il paese annunciando le sue nozze; i professori, a volte dignitosi, a volte macchiette surreali; le suore nane e burbere, i “gagà” di paese, le prostitute, i nonni incredibilmente vitali e spesso all’opposto delle severissime nonne.
Ma nell’insieme del testo non c’è mai un abbandono ad un pieno umorismo. I ricordi sono cioè un catalogo di disillusioni che non vengono soltanto dalle fatiche dell’età adulta.
L’autore infatti rispecchia lo spirito di Antonioni e Ghirri nella sospensione del tempo che sembra caratterizzare la vita in tutta la pianura padana. La vita scorre quasi al riparo dai cambiamenti sociali, le generazioni si susseguono senza fretta: un viaggio nella Milano del boom è infatti ricordato come un’esperienza inutile e insensata, più ancora che “triste”.
Da qui il desiderio continuo di voler “fare qualcosa”, che si muove tra i poli opposti della marachella infantile, della ragazzata da “vitelloni” e una dimensione più sofisticata ed intellettuale.
L’esplorazione dello spazio diventa per Marani una fonte di interrogativi umani e sociali. Sull’armonia dei campi di grano prevalgono la torba, il bitume, le anguille, le pozze d’acqua stagnante, continuo contrappunto alla ricerca della felicità individuale e sociale.
La “stagnazione” non è soltanto l’involuzione economica dell’Italia nel suo insieme; e nemmeno un problema apparso con gli anni ’80, ma sembra quasi insita nella natura della nazione, con risvolti positivi (la possibilità di conservare ricordi e tradizioni) contraddetti dal perpetrarsi collettivo di quel “senso di stanchezza” che Marani ricorda presente nella sua vita di bambino.


Cento anni fa nasceva una delle più importanti riviste letterarie d’Italia. Storia di chi voleva cambiare la nazione sul filo della carta stampata. Puro concentrato d’avanguardia.

Indimenticato maestro della carta stampata. Inviato nelle viscere della Storia. Penna sublime ed esempio per le nuove generazioni d’inviati. Quando il mito incontra il reporter.

Viaggiatore del mondo. Testimone attento e meticoloso ha saputo rendere con le sue parole l’essenza vera e intima di cosa ha visto e vissuto.
Sono d’accordo che l’europanto sia una versione ironica dell’espernato, pero’ solo nel nome. Per avere un’idea dell’esperanto vero, che e’ vivo e vegeto: http://www.esperanto.it.
cordialmente
Renato Corsetti
L’esperanto è una soluzione completa, l’europanto non ha mai preteso di esserlo, anzi in un certo senso ha voluto accendere la questione e far discutere sull’esperanto, dato che funziona.
Cercate il rapporto Grin (purtroppo ancora non in italiano)
Report Grin
Rapport Grin
chi impara l’esperanto per alcuni mesi riesce ad imparare più velocemente le altre lingue. Sarebbe utile per i bambini
Si può arrivare a proteggere la propria cultura dall’invadenza inglese (che non è cattivo, nessuno vuole criminalizzare una lingua, ma esso è usato male, imposto a tutti noi: ci soffocherà)
Per comprendere l’Esperanto bastano pochi mesi di studio mentre per capire l’Europanto bisogna conoscere almeno quattro lingue e questo fa la differenza!