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Webster.itSono gli eroi dei nostri giorni. Uomini che non hanno paura di camminare a piedi nudi su sentieri cosparsi di schegge di vetro. Lasciano tutto per mettersi nelle crude mani del mondo. Dopo aver denudato l’anima rivestendola del solo coraggio che spetta a pochi. Conquistano la vita perdendola. La inseguono affannosamente nei luoghi dove essa è costretta a tremare senza pietà.
È la storia di Patt Tillman. Un’esistenza negata alla luce all’età di soli 27 anni. Amava il football, ma scelse di sacrificare i suoi giorni nella guerra al terrorismo. Si arruolò come volontario nei Rangers. Vide il volto dell’Iraq. Poi quello dell’Afghanistan. Fu questa la sua ultima immagine prima di chiudere gli occhi per sempre. Un viaggio che sarebbe durato un’intera vita se quel viaggio, Patt, non l’avesse mai intrapreso.
A raccontare la storia di Patrick Tillman è Jon Krakauer nel libro “Dove gli uomini diventano eroi”. Quando Patt fu sparato, radio e televisioni parlarono subito di attacco nemico. L’esercito aspettò più di un mese per rivelare alla famiglia la verità. A colpire il giovane soldato era stato, in realtà un “friendly fire”. Un fuoco amico. Il 22 aprile 2004. Patt muore per mano dei commilitoni.
Al culmine di una splendente carriera sportiva, aveva rifiutato 2 milioni di dollari a stagione barattando il campo di football con un campo di guerra. Era diventato campione della Lega Professionisti di Football. Amava leggere libri di storia. Ed è stata la Storia a cambiare la sua esistenza.
11 settembre 2001. Attacco alle Torri Gemelle. Patt seguì in diretta la tragedia. Rimase impressionato da uomini e donne che si lanciavano nel vuoto tenendosi per mano. “I miei familiari hanno dato molto in guerra, mentre io non ho fatto niente se non giocare a football”, dichiarerà in un’intervista. Era il maggio del 2002 quando decise di arruolarsi insieme a suo fratello Kevin. Partì lasciando a casa la moglie Mary. Partì seguendo le orme del bisnonno, soldato a Pearl Harbor.
Dell’accaduto furono date diverse versioni. Ma la realtà è una sola: la morte, ingiusta e ingiustificata, di un ragazzo desideroso di fare qualcosa di buono per la sua patria.


Indimenticabile virtuoso della fotografia. L’uomo che in uno scatto riusciva a catturare il respiro vitale delle persone.

Viaggiatore del mondo. Testimone attento e meticoloso ha saputo rendere con le sue parole l’essenza vera e intima di cosa ha visto e vissuto.

E’ la foto con cui Adi Nes ha voluto esprimere il suo personale dissenso al dilagante machismo degli ambienti militari, nonché all’opprimente messaggio cristiano di tradimento e di morte.
Ma chi sarebbero gli eroi?? I soldati americani e Nato che armati con la più sofisticata tecnologia bellica bombardano donne e bambini in capanne di fango!!
Non ci trovo nulla di eroico.. e poi basta con questa nauseante retorica della guerra al terrorismo!!
Aurora
Cara Aurora,
gli eroi sono coloro che “non hanno paura di camminare a piedi nudi su sentieri cosparsi di schegge di vetro”. Che i sentieri siano quelli della guerra o di qualche altro “campo minato” poco importa. Spesso chi parte lo fa senza conoscere giochi ed intrighi politici che sono dietro ogni vicenda. Lo fa in buona fede, pensando di fare qualcosa di utile per il mondo. Poi si trova, suo malgrado, di fronte ad un’altra realtà. Non me la sento di giudicare qualcuno senza conoscere la sua storia né di generalizzare. Anch’io penso che la guerra, condotta per qualsivoglia causa, sia una cosa ignobile. Cosa spinge, secondo te, un ragazzo di 27 anni con una vita brillante alle spalle, ad andare a morire su un campo di guerra? Proviamoci a guardare dalla prospettiva non di chi dirige il gioco, ma delle pedine…
Cara Anna Maria,
ci si chiede cosa abbia di eroico questo personaggio. Non era una pedina inanimata senza cervello e anima, sapeva fin dal principio a cosa sarebbe andato incontro e soprattutto al momento di partire per l’Iraq sapeva benissimo che questa missione aveva fini non proprio eccellenti. Eppure lui stesso rimaneva affascinato da Emerson, e nel momento in cui poteva “seguire in primis la propria coscienza” per non compiere azioni per lui immorali lo stesso partecipa ad una guerra con il solo fine imperialistico che caratterizza gli USA. Tillman non ha nulla di eroico, è solo uno dei tanti “patrioti” che ciecamente sfilano e obbediscono ai potenti, senza domandarsi i fini o ignorando la propria morale per seguire gli ordini dei propri padroni. Il mondo non ha bisogno di questi “eroi”, ma di uomini che combattono per aiutare i deboli, non per servire i forti. Riguardo al libro c’è poco da dire, Krakauer mi ha deluso e nemmeno lontanamente “Dove gli uomini diventano eroi” può essere accostato ai capolavori “Aria sottile” e “Nelle terre estreme”. Spero vivamente che Jon Krakauer torni in sé!