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Webster.itPer alcuni uomini viaggiare è una passione. Per altri, una necessità. Un inevitabile ed urgente bisogno. Il mondo ha tracciato per loro strade che non conducono a mete, ma a nuovi ed inesplorati punti di partenza.
Nel vocabolario di questi insaziabili esploratori non esiste la parola “arrivo”. Abitano ogni singolo paese. Danno forma alle atmosfere, colore all’invisibile. Hanno lo sguardo attento. L’occhio acuto.
Camminano a piedi nudi per toccare la terra. Per percepirla. Per segnarla. Per sentirla bagnata dopo la pioggia. Rovente sotto il sole.
Per Giorgio Montefoschi, romanziere e critico letterario, il viaggio è una passione dettata da una necessità spirituale. In Dove comincia l’Oriente lo scrittore raccoglie un’esperienza durata vent’anni. Trascorsi a girovagare per il mondo. A cercare di capire i tanti perché della propria anima.
L’Oriente non comincia, secondo Montefoschi. L’Oriente non ha confini, perché «è una linea che si sposta di continuo. l’Oriente è la luce, è il sapere del sole».
Bangkok. Nuova Delhi. Le rive del Gange. Benares. Nepal. Israele. Egitto. Libia. Iran. L’autore attraversa l’Oriente non solo fisicamente, ma anche con la propria coscienza. Identifica l’Occidente con un passato che gli appartiene. L’Oriente con una storia che non conosce.
«Era una sera bellissima di giugno. Arrivai in albergo, sul Monte degli Ulivi, verso le sette di sera. Non ero mai stato a Gerusalemme. Scesi per la stradina, bordeggiata di oleandri, che costeggia il cimitero ebraico. La bellezza della città, da quella parte, con le sue mura, la cupola d’oro della moschea, era da mozzare il fiato. Entrai dalla Porta d’Oriente…». L’autore scrive per non perdere. Per non perdersi nelle meraviglie di un luogo che appare, per la prima volta, davanti ai suoi occhi.
Il vero altrove, però, Montefoschi lo trova in India, paese da lui amato per la ricca spiritualità che lo caratterizza. Inquieto cercatore di se stesso, l’autore rende la spiritualità ingrediente essenziale dei suoi viaggi.


L’immenso corso d’acqua indiano non è solo il fiume sacro per antonomasia. E’ anche ricordato per numerosi primati, non sempre positivi: tra i più lunghi del mondo è anche tra i più inquinati.

Il futurismo quotidiano di un paese progressista numeroso e intraprendente. Contrasti visivi tra metropolitani cantieri e gesti di rurali conoscenze tramandate per generazioni.

E’ la foto con cui Adi Nes ha voluto esprimere il suo personale dissenso al dilagante machismo degli ambienti militari, nonché all’opprimente messaggio cristiano di tradimento e di morte.
Non conoscevo questo libro e il titolo mi ha affascinato. Amo molto viaggiare in Oriente e ricercare il “diverso”. Penso proprio che andrò in libreria e mi immergerò nella lettura di questo, mi pare interessantissimo, libro!
Ciao Mara. Sicuramente questo libro ti darà l’impressione di essere in Oriente e di respirare l’incantevole atmosfera che lo caratterizza. Spesso la lettura è viaggio ed incentivo a viaggiare. Buona lettura e buon viaggio, allora. Anna Maria
L’Oriente non ha confini perché “è una linea
che si sposta continuamente…è luce…”
Condivido pienamente il messaggio di Montefoschi.
Ogni forma di conoscenza è luce e il “viaggio” lo conferma.
Grazie
caterina
“Era una sera bellissima di giugno. Arrivai in albergo, sul Monte degli Ulivi, verso le sette di sera. Non ero mai stato a Gerusalemme. Scesi per la stradina, bordeggiata di oleandri, che costeggia il cimitero ebraico…”
Mi sembra di repirarla, quella atmosfera, insieme al profumo degli oleandri. E quel primo tepore estivo che caratterizza il mese di giugno, mi sembra di sentirlo sulla pelle. Certi libri possiedono la magica capacità di trasportarti altrove. Di farti conoscere ciò che con gli occhi non hai ancora visto… è “luce” anche il desideri di intraprendere questo splendido viaggio. Grazie, Caterina.