
laFeltrinelli.it
Webster.itGrigio, rosa, i colori delle arenarie si mescolano a un intrico di dune, flora e fauna, descritte con la minuzia di particolari che solo un naturalista, oceanografo e biologo marino, come Théodore Monod, poteva individuare.
“In pieno deserto” è il viaggio che ha segnato la vita dell’autore, il suo rito di iniziazione alla bellezza reale della natura e all’allontanamento delle sovrastrutture imposte da una civiltà occidentale all’inizio della sua globalizzazione.
Dalla Mauritania al Senegal, un percorso solitario e silenzioso che trasforma il ragazzo in uomo. Un diario di viaggio, tirato fuori in tarda età, riesce a svelare l’animo acerbo di un poeta della natura, un estimatore della realtà empirica.
È un percorso duro e faticoso attraverso la patria della Dea delle sabbie, che richiama e attira il meharista con l’impeto proprio di una matrona con il suo servo. E allora Théodore si trasforma in Massenzio, si camuffa centurione, si rifugia nei pensieri e racconta il suo incontro con l’amore della sua vita, il deserto.
Giorno dopo giorno la vita della carovana viene sviscerata e narrata. Riti ed usanze scandiscono il tempo e impongono le proprie leggi. L’Occidente è lontano, il deserto ridefinisce il ruolo di ogni persona e si insinua nei cuori modificando caratteri e comportamenti. Restituisce all’uomo il piacevole silenzio della natura, latore di calma e tranquillità, ambasciatore della riflessione.
Un paesaggio brullo e arido, una distesa infinita di dune monocrome e monotone è quello che si aspetta la fantasia al solo sentire la parola “deserto”, ma Monod è in grado di aprire gli occhi del lettore paziente ad un’altra dimensione. La sua tavolozza dei colori è infinita, dipinge un paesaggio immenso, che si apre alla vista colmo di vita e di infinite sfumature.
Ogni pagina è una scena, ogni paragrafo una fotografia, vivida, densa, avvolgente.
Fra le righe, nascosto fra descrizioni documentaristiche, si insinua di tanto in tanto il passato dell’uomo, i sentimenti ribollenti di un giovane, il fuggitivo ritrova i conflitti interiori dietro l’angolo. “Il suo spirito, liberato dal controllo volontario e dalla tensione delle ore diurne, era evaso verso le nebbie di un lontano passato”.
Il ritorno in Patria è carico di un rammarico asettico. La bellezza dei colori e delle loro declinazioni svanisce nel mare, si perde fra le onde. Il contatto fisico con il suolo francese anestetizza l’occhio che si ritrova straniero in patria. La leggiadria con cui descrive i colori del suo viaggio si infrange contro le pareti di Bordeaux.
Il silenzio, spettatore di un Sahara da scoprire, viene rotto dal canto di un pettirosso cittadino.


Infinite distese brulle per respirare la polvere rosa del deserto e vivere un viaggio a bordo di una moto a quattro ruote. Una traversata di due ore nell’immenso nulla circondato dalle montagne dell’Atlante.

Viaggio alla scoperta delle “contraddizioni” climatiche della parte settentrionale del continente africano, dove il miraggio di oasi in mezzo al deserto incontra il mito di una catena montuosa dal nome mitologico.

Nel regno del Marocco è adagiato uno dei deserti più suggestivi dell’Africa. L’unico vero erg sahariano di questa terra. Breve viaggio a dorso di cammello sulla linea delle dune.
Un pezzo bellissimo Virginia,
se Monod dischiude al lettore una nuova dimensione grazie al suo libro, tu ne apri un’altra a noi!
Grazie!
Grazie a te Desirèe!
Le tue parole non potrebbero essere più belle!