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Webster.itLettere contro la guerra è una raccolta di articoli, firmati Tiziano Terzani, pubblicati sul Corriere della Sera nell’autunno del 2001.
I destinatari sono tre: suo nipote Novalis, “perché un giorno anche lui dovrà decidere tra la guerra e la pace”, Oriana Fallaci con la quale era iniziato una polemica a distanza, e tutti coloro i quali si fossero trovati spiazzati da quanto accaduto l’undici settembre.
In quel periodo, in cui parlare di tolleranza suonava strano, nessun editore anglosassone si fece carico di pubblicare il libro. Quindi, Terzani, pagò di tasca propria la traduzione e la pubblicò in lingua inglese su Internet. Gratis.
Il passo più forte, e quello all’epoca mal interpretato, fu quello in cui disse che ciò che era accaduto doveva essere colto come una buona occasione. Per ripensare ai rapporti tra Nord e Sud del mondo, per cercare finalmente di capire il diverso, colui il quale parla lingue sconosciute e dice cose solo apparentemente incomprensibili.
L’occasione, disse Terzani, era buona per cambiare. Come quando capitano cose brutte, e da quelle cose brutte si prende spunto per rinnovarsi, per rinascere.
Inizierà una lunga diatriba tra lui e la Fallaci, che in comune avevano molto. Almeno tanto quanto avevano di profondamente diverso.
Li accomunava certa toscanità, ad esempio. Sanguigni entrambi, non si risparmieranno stilettate feroci. E il rapporto, sereno e mai disperato, con quella malattia che tutti e due portavano dentro e che da lì a poco li ucciderà.
In queste “lettere” si respira l’unione sacra e dolorosa tra una vita ormai fatta di ospedali – che Tiziano alla fine rifiuterà – e un contesto storico in cui sarebbe stato facilissimo cedere alla violenza e all’odio.
E invece Terzani ci richiama all’ordine. Scrivendo dalle zone più colpite dalla durezza della globalizzazione di guerra: da Peshawar e da Kabul, per esempio. Poi dall’Himalaya, terra magica e misteriosa, laddove amava riposare e concentrarsi.
E proprio nel momento in cui per lui non c’è più niente da fare, si chiede cosa l’umanità possa e debba fare per risorgere.
“ Visti dal punto di vista del futuro, questi sono ancora i giorni in cui è possibile fare qualcosa. Facciamolo. A volte ognuno per conto suo, a volte tutti assieme. Questa è una buona occasione”.


Intervista a un uomo sempre in viaggio. Marco Cavallini, 48enne con la passione per il vagabondare e per la fotografia, racconta la sua originale esperienza a il reporter.

Viaggio nel difficile mondo dei corrispondenti di guerra. Tra coraggio, adrenalina e paura. A tu per tu con l’inviata Rai, Monica Maggioni, e un ricordo per la giornalista del Corriere della Sera, Maria Grazia Cutuli (1962-2001), vigliaccamente uccisa in Afghanistam dieci anni fa.

Viaggiatore del mondo. Testimone attento e meticoloso ha saputo rendere con le sue parole l’essenza vera e intima di cosa ha visto e vissuto.