
laFeltrinelli.it
Webster.it“L’est è quella cosa che nessuno vuole” eppure Wolfgang Büscher, giornalista e scrittore, lo descrive con una minuzia di particolari tale da rendere vivido anche il dettaglio più insignificante.
Sentiremo il rumore dei suoi passi, che sembreranno i nostri, guarderemo attraverso i suoi occhi, che ci indicheranno la via, e le sue parole ci avvolgeranno come una splendida coperta. Assimileremo il suo pellegrinaggio e lo faremo nostro.
Sulle orme di Napoleone, all’inseguimento della storia, il viaggio che ci propone questo libro condensa natura, persone, religione, miti e leggende. Il viandante è un pellegrino atipico, laico, estremamente solitario e pacifico.
Il progetto è chiaro, chiudersi la porta di casa alle spalle, uscire da Berlino, ed arrivare a Mosca. Tremila chilometri in tre mesi. Il perché è secondario, l’importante è essere fedeli al progetto stesso.
Polonia, Bielorussia, e Russia. L’est è sempre più avanti, l’occidente è un ricordo, ed il viaggiatore-reporter ci racconta tutto. Ogni città lo aspetta per essere scoperta, ogni cittadino ha il suo eroe da proporre. Questo viaggio narra il rumore di quelle terre traumatizzate, legge la loro storia sulle cicatrici dei popoli.
L’Est è la tela, guerra e politica sono la cornice, e Büscher, man mano, dipinge il suo quadro con pennellate nette, delicate e sempre più precise. Ogni capitolo ci regala un racconto a sé, uno stralcio di vita. L’occupazione tedesca in Polonia, la vita nei lager, gli amori impossibili e le imprese eroiche.
E ancora Cernobyl, il disastro, ed il suo presente. Dove è scoppiato il terrore è rinata la vita. Ed il viaggiatore-reporter, qui è turista, forse per l’unica volta nel suo lungo tragitto. La “zona” non crea mostri, allontana l’uomo. Senza di lui il bosco riprende terreno. La radioattività diventa argomento di discussione e attrattiva.
La rabbia di quei popoli verso chi li ha traditi emerge lentamente ma inesorabilmente. Il desiderio di rivalsa fra la gente è costante. E “Berlino-Mosca” diventa il megafono di un Est i cui “rottami” non sono solo fisici, ma metaforici.


Nella capitale tedesca sulle tracce del suo recente passato, rincorrendo un futuro che divora velocemente lo spazio e segna nuove strade tra cultura, arte e nuove architetture.

Il “viaggio” più lungo di un uomo che riuscì, attraverso un tunnel, a uscire dall’inferno della Germania orientale e a conquistare la Libertà. Che il regime comunista negò per decenni al suo popolo.

Sono stati rinvenuti per caso durante lo sgombero di un vecchio appartamento nella capitale tedesca. Furono disegnati nel 1941 da un prigioniero per l’ampliamento del campo di sterminio e portano la firma di Heinrich Himmler.