
laFeltrinelli.it
Webster.it“Io non volevo viaggiare tra i giapponesi, bensì insieme a loro”. Autostop con Buddha non è il semplice racconto di un viaggio attraverso il Giappone ma la scoperta di un popolo. Anzi, di più popoli all’interno di uno solo.
Il professore, l’impiegato, il presidente d’azienda, la coppia sposata. Tutti coloro che Ferguson incontra lungo la sua strada diventano le sfumature di un disegno che rappresenta questo paese come un luogo ricco di contraddizioni, sogni, convinzioni.
Un’unica cosa sembra accomunare i diversi “tipi” con cui il viaggiatore entra in contatto: una lotta interna e continua tra il sospetto nei confronti dello straniero, il gaijn, e il dovere di aiutare una persona in difficoltà, anche se sconosciuta.
In ogni situazione in cui si viene a trovare cerca in qualsiasi modo di entrare nella mentalità dei giapponesi, di sentirsi parte di loro. Ma c’è sempre una barriera invisibile che lo separa da tutti, inevitabilmente. Conoscente di tutti, amico di nessuno.
Così è il Giappone che l’autore ci rappresenta con maestria in questa “Guida all’autostop”. Perché potremmo anche chiamare così questo libro di viaggio. Che è anche allo stesso tempo un viaggio alla scoperta di sé stessi, per scoprire lati della personalità che solo in situazioni particolari, come trovarsi soli su un autostrada nel buio della notte, possono manifestarsi.
Parallelamente alle descrizioni delle persone quelle degli stili di vita, degli straordinari paesaggi che il paese offre. Ma anche la storia, la cultura, gli usi, le tradizioni, i pregiudizi. E soprattutto la lingua, terreno sul quale spesso nascono equivoci e situazioni bizzarre e divertenti. Un ritratto a 360° insomma.
E grazie alla sua vena ironica Ferguson rende ancora più piacevole, divertente e scorrevole la lettura di questo libro. Le quattrocento e più pagine di racconto potrebbero scoraggiare un lettore timoroso. In realtà in ogni pagina ci si trova di fronte ad un’emozione, ad una battuta, ad un pensiero che fa riflettere. Questi gli ingredienti di un libro sicuramente inconsueto ma che sa sorprendere.


L’ultimo grande inviato dei nostri tempi si confessa in un’intervista esclusiva a “il reporter”. Il viaggio, il giornalismo, i fatti della Storia. Tutti vissuti e narrati in prima persona. “Perché un cronista deve raccontare quello che vede e sente nel cuore”.

La storia di questo piccolo comune reggiano inizia molto tempo fa. Oltre duemila anni. Prima gli Etruschi, poi, dal IV sec. a.C. si stabilirono i Galli Cenomani che fondarono la città. Cinque secoli, l’arrivo dei Romani.

Un episodio curioso della vita del grande reporter italiano. Un esempio di come si faceva giornalismo un tempo: per la strada, tra la gente comune per raccogliere storie vere.