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Attenzione, questo è un articolo pericoloso che parla di un libro altrettanto pericoloso. Soprattutto per chi si è addormentato nella routine quotidiana. Per chi, davanti alla prospettiva di rischiare, di ricercare una vita più pura e reale, sente i brividi, un formicolio alle gambe e alle mani. Impallidisce.
Se siete a vostro agio nel caos delle città occidentali moderne, se non potete immaginare una vita senza i comfort che ogni giorno diamo per scontato (macchina, cellulare, cibo confezionato al supermercato, etc. etc.) fermatevi qui. Questa storia non fa per voi: potrebbe far vacillare le vostre certezze invalicabili. Potrebbe farvi venir voglia di mettervi in discussione.
Perché quella che l’alpinista e saggista John Krakauer ha saputo ricostruire in anni di ricerca e narra con tanta passione è la storia di un ragazzo speciale. Che aveva tutto per inserirsi nel sistema, ma ha fatto la scelta più estrema: lasciare questo tutto artificiale, fatto di maschere e convenzioni, per assimilarsi al tutto della Natura.
Nel 1990 Chris McCandless, dopo essersi laureato con il massimo dei voti in storia e antropologia all’università Emory di Atlanta, lascia i suoi risparmi (ventiquattromila dollari) in beneficenza. E parte, per il suo viaggio spirituale e di redenzione. Per distaccarsi completamente dalla società brucia gli ultimi spiccioli che ha in tasca e i documenti di identità.
La Natura più cruda, più estrema lo aspetta. Il suo sogno è vivere di caccia e raccolta alla fine o all’inizio del mondo, dipende dalla prospettiva. Nella suo mente risuona un’unica meta: l’Alaska.
Inizialmente Chris, che era originario della Virginia, si dirige verso la costa Ovest con la sua Datson B210 gialla del 1982. Una notte, era il 6 luglio del 1990, decise di accamparsi con l’auto nel deserto del Mojave, nei pressi del lago Mead. Senza accorgersi, però, dei cartelli che segnalavano improvvise inondazioni. Quella notte un temporale mise fuori uso l’ultimo possesso di Chris, l’automobile. Dal giorno dopo iniziò la sua nuova vita da vagabondo.
Chris decise di recidere i vincoli all’identità passata cambiandosi nome. Si battezzò Alex Supertramp, Alex il Supercamminatore. E di strada a piedi, in autostop, saltando clandestinamente sui treni merci diretti a nord ne fece davvero tanta in quei due anni di peregrinazione nel lontano West, e nel profondo della sua anima.
Riuscì a discendere le rapide del Colorado River in canoa senza il permesso della autorità, sconfinò addirittura in Messico passando sotto una diga di confine. Risalì in due anni la costa, fermandosi per periodi anche a lavorare da chi gli offriva un pasto caldo, un tetto e una chiacchierata davanti ad una birra. Fece tantissimi incontri, di persone diverse, che Krakauer è andato ad intervistare e ricostruisce minuziosamente. Tutti hanno uno splendido ricordo di quel ragazzo non tanto alto, cordiale, estremamente intelligente. Ma anche silenzioso.
Chris coronò il suo sogno. Visse per ben 112 giorni da solo, in un autobus abbandonato vicino al fiume Teklanika, in Alaska. Cacciando, raccogliendo, scrivendo un diario e fotografando la bellezza devastante della Natura. Poi qualcosa andò storto. Ma il messaggio lanciato da Chris arriva forte ancora oggi a tutti i lettori che si appassionano alla sua vita.
Su un pannello che copriva un finestrino rotto all’interno dell’autobus Chris scrisse: «Da due anni cammina per il mondo. Niente telefono, niente piscina, niente animali, niente sigarette. Il massimo della libertà. Un estremista. Un viaggiatore esteta la cui dimora è la strada. Scappato da Atlanta. Mai dovrai fare ritorno perché the west is the best. E adesso, dopo due anni a zonzo, arriva la grande avventura finale.
L’apice della battaglia per uccidere l’essere falso dentro di sé e concludere vittoriosamente il pellegrinaggio spirituale. Dieci giorni e dieci notti di treni merci e autostop lo hanno portato fino al grande bianco del Nord. Per non essere mai più avvelenato dalla civiltà, egli fugge, e solo cammina per smarrirsi nelle terre estreme (into the wild)». Alexander Supertramp, Maggio 1992.

La prima notte dormita in camper, in uno spiazzo deserto accanto all’Highway 211, in Virginia. L’ululato del vento, un tappeto di stelle, la strada buia e infinita. Il silenzio innaturale delle grigie colline che ci circondano.

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Breve viaggio negli alberghi più curiosi del mondo. Quando la vacanza ha il sapore di un’esperienza curiosa. E gli occhi dei visitatori si aprono su una infinità di sorprese.