Libri
09.07.2009Al di là del caos
Titolo Al di là del caosAutore Elvira Mujcic
Editore Infinito Edizioni
Anno 2007
Prezzo € 12
Da qualche parte c’è una destinazione categorica che apostrofa ancora l’esplosione di quanto accaduto…e non ho bisogno di immaginarlo per sapere quanto sia reale…Vorrei avere il tempo di fermarmi quando questa scritta assoggetterà il clamore di un’esplosione mutato in carezza, e forse allora il suono dei gabbiani ascoltati da una stanza si propagherà con il sapore ligneo di una foto personale
Al di là del caos (2007) è la prima fatica letteraria della giovane scrittrice bosniaca, Elvira Mujcic (che quest’anno ha pubblicato il suo secondo libro, E se Fuad avesse avuto la dinamite?). Un viaggio di continui flash back. Una partita a ping-pong fra il suo passato e la sua nuova vita a Roma, dove oggi vive e lavora.
Ci sono i suoi primi amori. Le sue romantiche sigarette estive in terrazza mentre prepara gli esami per laurearsi. Descrive in maniera minuziosa i suoi pensieri. Talmente reali da sentire l’odore del fumo che inspira. C’è la sua vita che prosegue in una nazione mentre i tormenti della sua madrepatria continuano nella totale indifferenza di questa nuova casa.
Come nella sua seconda opera, anche in questo suo primo lavoro, sempre edito da Infinito Edizioni e con la prefazione del celebre scrittore jugoslavo, Pedrag Matvejevic, Elvira ci racconta la sua vita, scandita da canzoni (in particolare rock) con un’evidente importanza.
Finisce così che m’imbatto in “The end is the beginning is the end” (1997), The Smashing Pumpkins. La canzone fu scritta per la colonna sonora di Batman for ever. Forse la scelgo perché credo ancora ci possa essere un inizio più saggio dopo la fine. Forse perché dopo tante notizie di orrori, anche una parte di me è morta, e l’altra invoca che un supereroe buono (o forse solo degli esseri umani coscienziosi) possa non permettere che innocenti patiscano.
Lessi per prima il suo secondo libro. Solo ora mi rendo conto che non lo avevo capito del tutto. Nel suo racconto, Elvira narra la perdita dei suoi cari, fra cui il padre, in quella maledetta città (Srebrenica) il cui massacro non interessò il mondo. Elvira ci fa testimoni di una ragazza che non sa come uscire da incubi reali. Una ragazza che non capisce come meritarsi la vita mentre la morte ha toccato la sua famiglia.
Nella sua storia, l’autrice inzuppa anche qualche suo estratto di poesia. “E non sai il tempo/ quando hai alzato il velo/ di quest’irrequietezza energetica/, quest’inquietudine infantile/. Sei tu il custode/ del giardino delle margherite?…/La bottiglia di fuoco esplode/, l’azzurro si lacera/, si veste una sera docile/ ed io di nuovo fragile”.
Elvira dovrà tornare a Srebrenica (il cui anniversauo del massacro ricorre l’11 luglio) per chiudere una partita con certi demoni, ma che in tutta la loro crudezza sono sempre là. Appollaiati sui lampioni, dentro le case. Lei intanto è pronta. E’ diventata una donna, e la sua voce ha il potere di rompere il muro dell’indifferenza. Con la sua dolorosa dolcezza. Adesso non è più sola.
La copertina sono due bambine e un omone. La piccola a sinistra è lei, l’autrice. L’altra è la cuginetta Vanesa. Al centro, un altro cugino. E’ stato assassinato davanti alla propria madre durante la Guerra dei Balcani…“Chissà mentre lo trascinavano, lo spingevano, lo insultavano…Chissà i suoi occhi”, scrive l’autrice. Già, chissà tutto questo. E chissà noi dov’eravamo quando stava accadendo tutto questo.




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