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24.09.2008

A est dell’Avana

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DETTAGLI DEL LIBRO

Titolo: A est dell'Avana
Autore: Goracci Roberto
Editore: TEA
Anno: 2001
Prezzo: € 9,00
Compralo su:
laFeltrinelli.it
Webster.it

“Cuba l’ho girata tutta in tre settimane e ti dico che la differenza la fanno l’onestà, la dignità, la cultura”.

Un’unica frase può bastare a cogliere l’essenza di un libro e il coinvolgimento diretto di uno scrittore in quello che racconta. E lo scrittore coinvolto coinvolge necessariamente il lettore.

Non ho mai visto Cuba, ma posso dire di averla vissuta attraverso le pagine di un libro. Sento ancora le voci dei ragazzini che corrono per le strade dell’Avana. Danzo insieme ai suoi abitanti su parole che si librano nell’aria come note musicali. Piango la miseria delle città, le favelas nascoste dalla notte.

A est dell’Avana (Tea 2008) è un libro che sorprende. Che rapisce. Che imprime sulla pelle i segni di un’esperienza unica. Lasciare tutto e partire.

Abbandonare gli agi e le comodità per rischiare. Decidere di ritornare libero. Perché la civiltà, a volte, è incivile. E rende schiavi. Incatena.

Roberto Goracci, nato a Roma nel 1966, dopo aver abbandonato gli studi di giurisprudenza e dopo essersi dedicato a vari mestieri (skipper, cuoco, soldato, agente di viaggio) decide di trasferirsi a Cuba.

Acquista un catamarano d’occasione a Saint Martin e si ferma nei pressi di Holguín, sulla costa orientale di Cuba.

Per tre anni userà la sua barca per mostrare ai turisti le bellezze dell’isola. Per tre anni vivrà in una capanna sulla spiaggia con un cane, Hush. Per tre anni scoprirà le meraviglie, ma anche le miserie, di uno dei posti più belli del mondo.

“Alcuni rimangono impressionati dalla povertà dei cubani, ma mi chiedo se abbiano mai visto cos’è la miseria… se siano mai stati in Africa o in Venezuela”.

Verità. Ironia. Tagliente. Pungente. Soprattutto per chi scrive ricordando. Perché ha vissuto. E lo ha fatto in prima persona.

Roberto Goracci viene definito «un viaggiatore nel vero senso del termine». Forse perché non si stanca di osservare. Forse perché ha ancora la capacità di cogliere ciò che c’è oltre la superficie. Sotto il velo opaco della realtà.

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