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È pacato, dolce, affettuoso lo sguardo sull’altro che ci regala Anna Maspero, viaggiatrice di lunga data, nel suo “A come avventura”, un alfabeto del viaggiare che, dietro alla struttura dell’abbecedario, nasconde un ricco e profondo intreccio di esperienze non solo di viaggio, ma anche di letture, di vita quotidiana.
Se c’è un tratto che caratterizza il lavoro di Anna Maspero è lo sguardo femminile sul mondo, che pervade tutto il libro e che accarezza i luoghi toccati con mano lieve. A volte i libri di viaggio tradiscono un egocentrismo più o meno celato, altre volte un’autocelebrazione, tutti elementi fortemente competitivi e quanto mai maschili.
Qui no, in queste pagine non troverete mai l’esaltazione del sé, ma il racconto degli altri, del paesaggio, del vissuto individuale, che si intreccia con quello di chi incontriamo sul nostro cammino.
Gli altri, però, diventano uno specchio nel quale, inevitabilmente, riflettersi. Il volto dell’altro ci interroga e ci costringe a pensare a noi stessi, a ripensare a noi stessi, perché, come scrive Claudio Magris nel suo splendido L’infinito viaggiare, «viaggiare non vuol dire soltanto andare dall’altra parte della frontiera, ma anche scoprire di essere sempre pure dall’altra parte».
È questo il fine del viaggio per chi viaggia come l’autrice di questo libro: capire per capirsi, scoprire per scoprirsi.
Infatti, nello scorrere le sue pagine, si trovano racconti e descrizioni in punta di piedi, scritti con l’aria di chi ha sempre il timore e la consapevolezza di disturbare. Perché comunque uno straniero è un intruso, ma che almeno sia corretto ed educato.
In questo pudore, perché di questo si tratta, c’è a un tempo la coscienza dell’essere fuori luogo e l’ingenua curiosità che porta alla scoperta. «La grande venerazione che viene spesso suscitata da oggetti lontani e sconosciuti forse non mostra la pervicacia dell’uomo, ma piuttosto la forza trascendente della sua immaginazione», così scriveva il poeta e viaggiatore Alexander Kinglake.
In questo l’autrice sembra forse tradire le aspettative create, in alcuni lettori, dal titolo. Qui, tra queste pagine, l’avventura non veste di eroismo, di sofferenza, di prove di forza, ma si trasforma via via in riflessione, turbamento, spaesamento, stupore.
La Maspero non è una viaggiatrice mentale, è una donna che ha calpestato molte terre di questo pianeta, non per piantare bandierine sul planisfero, ma per costringersi ogni volta a rimettersi in gioco. Ecco dove sta l’avventura.
Anna Maspero, nel suo ripercorrere memorie più o meno recenti di viaggio, non manca di mettere in luce anche le molte contraddizioni che il Sud del mondo spesso si porta dietro. Il suo non è uno sguardo incantato, esotizzante.
A volte si fa malinconico nel descrivere, con molta sincerità, la dissonanza, come nel caso della Cambogia, tra la poesia di una visita ad Angkor Wat e la memoria degli eccidi perpetrati da Pol Pot.
Percorrendo le strade narrate nel libro, ci si rende però conto che spesso non sono gli altri a contraddirsi. Spesso, semplicemente, non riflettono le nostre aspettative, il nostro immaginario che proietta sugli altri ciò che vorremmo essi fossero.
Se poi così non è, ci sentiamo traditi, ma allora, a pensarci bene, e l’autrice lo fa, il mondo è quel che è. Siamo noi a contraddirci.
Anna Maspero si muove con eleganza e competenza tra esperienze personali (e sono molte, moltissime!) e citazioni letterarie, fondendole con gusto armonioso. Il libro non è, pertanto, solo un diario, ma si trasforma in uno spunto di riflessione sull’idea stessa del viaggiare.
Uno stile che sta a metà tra la narrativa e il saggio, unendo la piacevolezza della prima con la capacità di stimolo del secondo.
Ogni lettera è uno spunto che diventa riflessione. Si va da B come bagaglio, a E come etnico, L come letteratura, R come rischio e T come turista. Un’idea che diventa racconto, pescando nella memoria dell’autrice, evocando luoghi visti e pensati con gli occhi, idea che non manca di diventare a volte critica e riflessiva nei confronti del viaggiatore stesso.

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