
Tuzla. Sarajevo. Mostar. Pocitelj. Sono nomi di città bosniache. Le case, gli innamorati mano nella mano. Eppure laggiù, meno di vent’anni fa, luoghi ospitali divennero teatro di scontri mortali. (foto Fondazione Langer)


Dopo la guerra, l’odio, le bombe e i morti, la capitale della Bosnia ed Erzegovina riprende lentamente a vivere. Piccolo viaggio nel cuore della città bosniaca.

Il processo di sminamento procede in maniera lenta. Le stime in questa parte della Bosnia dicono che con i ritmi attuali, ci vorrebbero ancora 370 anni.

Lo scheletro di qualche abitazione. Qualcuna bruciata, senza tetto né mattoni. Ricordi della guerra. Sui muri di alcune case c’è ancora qualche croce del nazionalismo serbo. Alcune abitazioni sventrate sono in vendita. I giardini limitrofi però hanno un handicap: le mine. Sono sulla strada che unisce Slavonski Brod (alla frontiera tra Croazia e Bosnia) a [...]