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	<title>Il Reporter</title>
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	<description>Raccontare oltre il confine</description>
	<pubDate>Sun, 27 Dec 2009 13:06:41 +0000</pubDate>
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		<title>Buon Natale e Felice 2010</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Dec 2009 07:00:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Notizie ed Eventi]]></category>

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		<description><![CDATA["il reporter" augura a tutti i suoi numerosi e affezionati lettori un felice e sereno Natale e uno splendido 2010. Il sito tornerà ad essere aggiornato giovedì 7 gennaio.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>il reporter</em> augura a tutti i suoi numerosi e affezionati lettori un felice e sereno Natale e uno splendido 2010 Il sito tornerà ad essere aggiornato giovedì 7 gennaio.</p>
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		<title>Il viaggio di una lettera a Natale</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Dec 2009 09:20:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Ferrari</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Storie]]></category>

		<category><![CDATA[Europa]]></category>

		<category><![CDATA[Italia]]></category>

		<category><![CDATA[Lido di Venezia]]></category>

		<category><![CDATA[Natale]]></category>

		<category><![CDATA[primopiano]]></category>

		<category><![CDATA[Veneto]]></category>

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		<description><![CDATA[Jet lag. Indirizzi provvisori di pochi giorni. Un vecchio foglio impreziosito dalle parole di un’amica attraversa il mondo insieme a me. La sua rilettura pezzo per pezzo in ogni nuova meta. Fino al nostro ritorno a casa. Sotto la neve.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“<em>Indovina chi ti scrive? Sorpresa! Avevo voglia di buttar giù due righe perché in questo momento, immersa nelle pagine di letteratura mi sei venuto in mente tu. Magari questa potrebbe essere l&#8217;inizio di una corrispondenza, ma non ti garantisco niente visto che le cose che sono riuscita a portare a termine sono praticamente inesistenti</em>”.</p>
<p>Iniziava così una vecchia lettera ricevuta nel giugno 1996. Uno scossone causato da un vuoto d&#8217;aria me l&#8217;ha fatta appena scivolare tra le mani. Da quando ho iniziato a calcare sempre più parti del mondo, quel pezzo di carta scritto a mano è diventato il segnalibro d’ogni fedele blocknotes compagno d&#8217;avventura. Come se lì dentro fosse concentrata tutta una mia famiglia interiore.</p>
<p>Mi fu recapitata un giorno in cui ero andato via presto. La trovai nella cassetta. Assaporandola, ebbi l&#8217;impressione che qualcuno avesse appena espresso un desiderio per me. La conservai. Dopo essere finita (non so come) nel bagaglio del mio primo lontano reportage in India, mi venne istintivo portarmela dietro ogni volta che un nuovo timbro prendeva forma dentro il mio passaporto sdrucito. </p>
<p>Poi un giorno, di ritorno dall&#8217;Inghilterra, cominciai a rileggere la lettera. Un paragrafo per nazione. Da allora, ha corso serena sopra le rotaie di tutta <a href="/tags/italia" title=" Vedi gli articoli per &quot;Italia&quot;">Italia</a>. Ha salutato le frontiere croate e bosniache. Emozionata, ha osservato il sole da sopra le nuvole britanniche, francesi, svedesi, nord-americane, norvegesi. </p>
<p>Manca solo l&#8217;ultima parte da rileggere. L&#8217;essere tornato a Londra sa tanto di cerchio filosofico. Un po&#8217; mi affascina. Un po’ non mi tocca per niente. Un po&#8217; coincidenza. Scivolo sopra pensieri più pratici, e trovo ospitalità a Golders Green da una vecchia conoscenza. L&#8217;indomani sarò del tutto solo. Poi potrò partire. Due giorni prima di <a href="/tags/natale" title=" Vedi gli articoli per &quot;Natale&quot;">Natale</a>.</p>
<p>Associo pensieri a ogni impercettibile guardare. Cammino consapevole. Nel presente. Non è del tutto vero. Resto a digiuno tutto il giorno. Un paio di mele candite è il solo pasto che concedo al mio apparato digerente. A sera inoltrata sprofondo in un sonno vestito e mi risveglio presto con ancora il sapore dolciastro in bocca. Ho giusto il tempo di scrivere una smorfia.</p>
<p>“<em>Sai, sto morendo dalla voglia di scriverti una cosina, ma non so come dirtela. Non trovo le parole…beh, in fondo è semplicemente una mia fantasia, ma a livello di subconscio. Fantastico che tu un giorno possa diventare un importante scrittore, proprio come quei strampalati, pazzi autori che ci fanno studiare</em>”. </p>
<p>Di nuovo il tour. Sala di attesa. Aereo. Autobus. Battello. In certi giorni ho passato mesi nascosto fra ciechi. Mi sembra d&#8217;essere rimasto con gli occhi chiusi per tutto questo tempo. Li riapro solo quando sono interamente circondato dall’acqua. Riapro gli occhi dopo aver trovato in me la certezza che potrò scoprire ancora molto in questa vita. “<em>&#8230;anzi, sono convinta di una cosa: soltanto chi crede realmente nei suoi sogni potrà realizzarli, e diventare un grande</em>”.</p>
<p>Riguardo la lettera un’ultima volta. Qualche romantico fiocco di neve rafforza la mia presa. La appendo lì. Su di un albero dal sapore natalizio, nell&#8217;isola da cui sono partito: il <strong class="tag">Lido di Venezia</strong>. Rimane là, fra rami, foglie e qualche soffice pagliuzza bianca. Con il mio indirizzo ancora visibile e colorato. D’ora in avanti sarà lei a portarmi in viaggio. Come se fossi un Marco Polo in fasce cresciute. </p>
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		<title>It&#8217;s always Christmas in Paradise, Pennsylvania</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Dec 2009 07:30:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>James Weaver</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Travels in America]]></category>

		<category><![CDATA[F. W. Woolworth]]></category>

		<category><![CDATA[Natale]]></category>

		<category><![CDATA[Nord America]]></category>

		<category><![CDATA[Paradise]]></category>

		<category><![CDATA[Pennsylvania]]></category>

		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>

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		<description><![CDATA[Un nuovo luogo a stelle e strisce tutto da scoprire grazie all'arguta penna di James Weaver. Per Natale, il famoso giornalista americano ci porta in un posto dove è sempre Natale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Un nuovo luogo a stelle e strisce tutto da scoprire grazie all&#8217;arguta penna di James Weaver. Per <a href="/tags/natale" title=" Vedi gli articoli per &quot;Natale&quot;">Natale</a>, il famoso giornalista americano ci porta in un posto dove è sempre <a href="/tags/natale" title=" Vedi gli articoli per &quot;Natale&quot;">Natale</a>.</em> </p>
<p>Located in the heart of <a href="/tags/pennsylvania" title=" Vedi gli articoli per &quot;Pennsylvania&quot;">Pennsylvania</a> Dutch (German heritage) Country in the village of <strong class="tag">Paradise</strong>, <a href="/tags/pennsylvania" title=" Vedi gli articoli per &quot;Pennsylvania&quot;">Pennsylvania</a>, the National Christmas Center is devoted to America’s most celebrated religious holiday. Twelve permanent gallery exhibits bring Christmas to life for many thousands of visitors each year. No matter the calendar date, every day is December 25th here.   </p>
<p>One of the Center’s most popular exhibits is devoted to Christmas shopping at the old <strong class="tag">F. W. Woolworth</strong>’s 5&#038;10 cent store.  America’s first successful “five and dime” opened  in nearby Lancaster, <a href="/tags/pennsylvania" title=" Vedi gli articoli per &quot;Pennsylvania&quot;">Pennsylvania</a> in 1879. Frank W. Woolworth’s company went on to become the world’s largest retail businesses with over 800 stores in the USA. Unable to compete with modern discount stores, however, it went out of business in 1994.  </p>
<p>The 60 story corporate Woolworth Building in lower Manhattan, New York City, (built in 1913) was the world’s tallest building for 17 years. It was paid for in cash ($13.5 million) from Frank Woolworth&#8217;s personal funds.  </p>
<p>In 1880, a traveling salesman convinced a reluctant Frank Woolworth to buy a single case of glass Christmas tree ornaments for resale in his Lancaster store.  People will never waste money on holiday decorations he reasoned, but to Woolworth’s amazement all 144 ornaments sold in a single day at five cents each turning a profit of $4.32. From then on Woolworth&#8217;s always sold Christmas decorations.</p>
<p>The National Christmas Center’s Woolworth&#8217;s exhibit features holiday merchandise typical of the postwar 1940s and 50s including gift items (largely toys) and decorations for the tree and home.  The retail pioneer was the first to use its “main street” store window to promote its merchandise. “Our windows are our advertising,” Woolworth said.  </p>
<p>In much of the 19th century, people, except the rich, decorated their home and Christmas trees with homemade ornaments.  Germany, where many of our Christmas traditions originated, had skilled craft artist who make glass ornaments called “kugels” the earliest version of  commercial tree decorations. When cheeper versions, like those Woolworth sold, became available, many people began to use them and to save them year to year.  Christmas tree ornaments are certainly one of the largest collected items in America.</p>
<p>The Woolworth exhibit has many examples of tree lights from the early 1950s including the fascinating “bubble light” which I enjoyed as a child.  While tree and window lights had been in use before WW II, outdoor Christmas lights began appearing postwar. They became increasingly popular and foretold the spectacular yard displays of today.</p>
<p>Artificial Christmas trees, miniature, table top, and larger could be found at Woolworth&#8217;s. Like today, many came already trimmed. Tinsel wreaths and garlands were popular as well as “tin foil” icicles. Colorful plastic ornaments, many with lights, became widely available about this time and can be seen here.  </p>
<p>Before records dominated the marketplace, stores sold piano sheet music for the top tunes of the day.  Woolworth’s often had a live pianist who would demonstrate the song before you made your purchase. Woolworth’s was also a leader in introducing food service for its customers. The Lancaster store had an elaborate lunch room, but most stores offered only counter service. A student civil rights sit-in at a Woolworth’s lunch counter in 1960, forced the company to begin serving African Americans.</p>
<p>A live Santa Claus was always available at Woolworth’s to hear children’s gift requests and numerous Santa images are part of the National Christmas Center exhibit.</p>
<p>To learn more about the National Christmas Center, see: www.nationalchristmascenter.com. Also see: www.padutchcountry.com.  </p>
<p>Merry Christmas!</p>
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		<title>Strasburgo, capitale del Natale</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Dec 2009 07:30:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Monica Genovese</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Reportage]]></category>

		<category><![CDATA[Alsazia]]></category>

		<category><![CDATA[Europa]]></category>

		<category><![CDATA[Francia]]></category>

		<category><![CDATA[Gotico]]></category>

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		<category><![CDATA[Notre Dame]]></category>

		<category><![CDATA[Parlamento Europeo]]></category>

		<category><![CDATA[Strasburgo]]></category>

		<category><![CDATA[Winstube]]></category>

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		<description><![CDATA[E’ la città più ampia della Francia nord orientale, crocevia europeo, animato centro culturale che, in un determinato momento dell’anno, esplode di eccentricità e si festeggia.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Capitale culturale dell’<a href="/tags/alsazia" title=" Vedi gli articoli per &quot;Alsazia&quot;">Alsazia</a>, rigogliosa regione francese, <a href="/tags/strasburgo" title=" Vedi gli articoli per &quot;Strasburgo&quot;">Strasburgo</a>, cosmopolita, vivace ed elegante, si presenta, sia moderna, per le sue architetture e il rinomato edificio che ospita il <strong class="tag">Parlamento Europeo</strong>, sia tradizionale per ogni altro aspetto.</p>
<p>Le strade sono adorne di negozi e di <strong class="tag">winstube</strong>, tipici ristorantini alsaziani i cui profumi di formaggio, misto alla cucina locale, si diffondono nell’aria come un silenzioso, ma efficace richiamo al ristoro.</p>
<p><a href="/tags/strasburgo" title=" Vedi gli articoli per &quot;Strasburgo&quot;">Strasburgo</a> è una città eclettica che offre molto al viaggiatore. Prima, fra tutte le sue bellezze, l’incontrastata cattedrale di Notre-Dame. Un enorme pizzo <strong class="tag">gotico</strong>. Suggestiva e dal fascino misterioso, come una donna dal volto velato.</p>
<p>Questo luogo è magnetico e, nel periodo natalizio, indossa l’abito della festa, quello più colorato, più vivace e assolutamente più eccentrico. Lungo le vie principali, ma anche nelle laterali stradine, i negozi, i ristoranti, le abitazioni private si vestono di luci, festoni, pupazzi, palle natalizie. Insomma, qualsiasi cosa possa trasferire alla città il sentore festivo.</p>
<p>I balconi, le finestre, si addobbano con numerosi peluche bianchi a forma di orsacchiotti con nastri rossi e dorati al collo. Renne pupazzo fanno capolino da ogni angolo degli edifici. In bella mostra tanti Babbo <a href="/tags/natale" title=" Vedi gli articoli per &quot;Natale&quot;">Natale</a> appesi ai lampioni, ai portoni delle case, fuori dalle botteghe.</p>
<p>Le luci urbane rischiarano la città come se fosse giorno anche nella notte più cupa. Bancarelle vendono ogni tipo di articolo, palle di <a href="/tags/natale" title=" Vedi gli articoli per &quot;Natale&quot;">Natale</a> in vetro colorato o dalle forme bizzarre, decori di ogni sorta e tantissime cicogne in legno, in stoffa o in altro materiale.</p>
<p>Un po’ il simbolo di questa località. Tutto si trasforma in questo momento dell’anno perché <a href="/tags/strasburgo" title=" Vedi gli articoli per &quot;Strasburgo&quot;">Strasburgo</a> vuole essere la capitale del <a href="/tags/natale" title=" Vedi gli articoli per &quot;Natale&quot;">Natale</a>. Vanitosa, luminosa, appariscente. Sembra imbellettarsi davanti allo specchio di un’antica toilette solo per il gusto di osservarsi.</p>
<p>L’aria che si respira è allegra, dinamica e gioiosa. Il centro storico brulica di turisti e di curiosi. Il vociare di più lingue si confonde con lo scampanio delle campane di Notre-Dame. </p>
<p>Il clima freddo, le persone infagottate nei propri abiti, i volti semi coperti da ampi cappelli e i piccoli sbuffi d’aria che sfuggono dalle labbra quando si parla, tutto fa parte di questa incantevole scenografia d’autore.</p>
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		<title>Steve McCurry: lo sguardo dell’altro</title>
		<link>http://www.ilreporter.com/notizie/steve-mccurry-lo-sguardo-dell-altro</link>
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		<pubDate>Tue, 22 Dec 2009 11:30:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Desirèe Sigurtà</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Notizie ed Eventi]]></category>

		<category><![CDATA[Europa]]></category>

		<category><![CDATA[Fotografia]]></category>

		<category><![CDATA[Italia]]></category>

		<category><![CDATA[Milano]]></category>

		<category><![CDATA[Steve McCurry]]></category>

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		<description><![CDATA[A Palazzo della Ragione a Milano, una retrospettiva espone oltre duecento scatti del grande fotografo statunitense, maestro nel catturare l'essenza dello sguardo dei suoi protagonisti. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sento gli occhi di Sharbat Gula puntati su di me. Non riesco ancora a vederla ma so che, da qualche parte nelle sale di Palazzo della Ragione a <a href="/tags/milano" title=" Vedi gli articoli per &quot;Milano&quot;">Milano</a>, il suo sguardo penetrante mi  osserva. Sharbat Gula è la ragazzina dagli occhi verdi, ritratta dal fotografo <strong class="tag">Steve McCurry</strong> nel campo profughi di Peshawar, Afghanistan, nel 1984 e diventata simbolo della tragedia del suo Paese in quegli anni. All&#8217;autore di quello scatto e alla sua incredibile capacità di fermare l&#8217;istante, è dedicata la retrospettiva Sud-Est appena inaugurata a <a href="/tags/milano" title=" Vedi gli articoli per &quot;Milano&quot;">Milano</a>.</p>
<p>Nel suggestivo allestimento predisposto per l&#8217;occasione, la colonna portante della Sala della Ragione diventa tronco di un albero dal quale si diramano cartelli crocevia che rimandano alle sezioni della mostra: l&#8217;Altro, il Silenzio, la Guerra, la Gioia, l&#8217;Infanzia, la Bellezza. Oltre 200 scatti nei quali, in un insolito gioco delle parti, lo spettatore osserva e viene &#8220;osservato&#8221; dai protagonisti delle fotografie. </p>
<p>Il mosaico di esperienze umane viene ricomposto in tutta la sua forza evocativa: il ritmo dell&#8217;esistenza si alterna alle immagini strazianti delle guerre che sconvolgono il Sud Est del mondo. E così la pesca sulle coste dello Sri Lanka, la preghiera, il riposo su un&#8217;amaca si mescolano agli animali immersi nel petrolio e ai corpi carbonizzati del Kuwait, alla desolazione dei campi profughi. Non c&#8217;è retorica in questa carrellata d’immagini. <strong class="tag">Steve McCurry</strong> trasfigura poeticamente anche la guerra.</p>
<p>Già, la Guerra. Il dramma dell&#8217;umanità contro l&#8217;umanità  è il fulcro centrale della mostra. Che si lega in maniera indissolubile al tema dell&#8217;Infanzia rubata, con i volti seri e disperati dei bambini soldato. Nelle loro piccole mani pesano enormi fucili e pistole automatiche: la naturalezza con cui reggono quegli strumenti di morte, che li hanno risucchiati a forza in un mondo troppo grande per loro, lasciano sgomento lo spettatore.</p>
<p>Ma come la fenice risorge dalle proprie ceneri, così fa l&#8217;uomo uscito dalla guerra. Torna la serenità, torna la Gioia: qui McCurry vuole cogliere il fluire festoso della vita. Spazio a piccoli monaci tibetani, alla liberatoria risata su una spiaggia brasiliana, ai racconti di un nonno al nipotino. </p>
<p>Ecco infine la Bellezza. Ed ecco Sharbat Gula. Il verde dei suoi occhi esplode dalla carnagione olivastra e dentro al chador porpora che le incornicia il viso. Sono iridi piene di paura e sprezzo per chi ha lacerato la sua vita. Uno sguardo diventato simbolo della condizione di tutti i rifugiati del mondo, dopo la copertina del National Geographic nel 1985. Nel 2002 McCurry ha cercato e ritrovato Sharbat, che non aveva più visto dopo lo scatto. I segni del tempo non hanno intaccato quel volto fiero.</p>
<p>Sempre nel 2002, <strong class="tag">Steve McCurry</strong> ha trovato l&#8217;erede di Sharbat. Occhi acquamarina, pelle di luna e velo azzurro: la nuova icona del nostro tempo è una bambina pakistana dallo sguardo intenso e rassegnato. I suoi occhi, come quelli di tutti i volti della mostra, ti parlano: e ti chiedono di non dimenticarli.</p>
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		</item>
		<item>
		<title>L&#8217;Aia, Olanda cosmopolita</title>
		<link>http://www.ilreporter.com/reportage/l-aia-olanda-cosmopolita</link>
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		<pubDate>Tue, 22 Dec 2009 09:30:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Lessona</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Reportage]]></category>

		<category><![CDATA[Europa]]></category>

		<category><![CDATA[L'Aia]]></category>

		<category><![CDATA[Paesi Bassi]]></category>

		<category><![CDATA[primopiano]]></category>

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		<description><![CDATA[A passeggio per le vie della terza città dei Paesi Bassi. Per scoprire a passo lento le sue bellezze tra antico e moderno. E la storia di un centro dove oggi vivono molti stranieri dalle diverse culture.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cammino per <strong class="tag">L&#8217;Aia</strong>, e incontro il mondo. Mi è bastato uscire dall&#8217;albergo dove alloggio per vedere sfilare una Ambasciata straniera dietro l&#8217;altra. Si trovano lungo la strada che ho fatto per arrivare nel cuore della città: la piazza di fronte al Parlamento olandese. </p>
<p>Nonostante non sia la capitale, <em>Den Haag</em> - nome neerlandese del terzo centro nei <a href="/tags/paesi-bassi" title=" Vedi gli articoli per &quot;Paesi Bassi&quot;">Paesi Bassi</a> -  è la sede del governo, della casa reale e della Corte Internazionale di Giustizia. </p>
<p>La “vocazione” cosmopolita de <strong class="tag">L&#8217;Aia</strong> vive tra i suoi 478.948 abitanti: con un&#8217;alta percentuale di stranieri dalla storia, dalla cultura e dalle tradizioni differenti. Che non sempre si integrano con facilità. </p>
<p>Tante etnie arrivate in città nei secoli per trovare ricchezza e benessere. Era il 1230, quando Floris IV conte d&#8217;Olanda acquistò le terre intorno a <em>Hofvijver</em>, lo <em>stagno</em> dove ora si specchia il parlamento, per edificare una residenza di caccia. </p>
<p>Nel tempo l&#8217;abitazione sarebbe poi divenuta un palazzo intorno al quale sorsero altri insediamenti per far nascere un vero e proprio centro amministrativo, governato dai Conti olandesi. </p>
<p>Prima di attraversarlo a piedi, vedo sfilare alla mia destra il <em>Mauritius</em>, il museo che ospita capolavori del Secolo d&#8217;Oro, i dipinti di Rembrandt e <em>La ragazza con l&#8217;orecchino di perla</em> di Vermeer. </p>
<p>Subito dopo entro nel <em>Binnenhof</em> dove ci sono i due rami del Parlamento olandese. E&#8217; un viavai di gente che cammina tranquilla, sotto lo sguardo vigile di alcuni poliziotti, per arrivare come me al centro dell&#8217;ampio cortile. Qui sorge la <em>Ridderzaal</em>, la Sala dei Cavalieri, in stile gotico. </p>
<p>L&#8217;edificio del XIII secolo fu utilizzato da Floris V per i suoi banchetti. Il terzo martedì di settembre i membri delle due Camere assistono al tradizionale discorso della regina Beatrice che apre i lavori parlamentari. E&#8217; una tradizione che si ripete ogni anno dal 1904.</p>
<p>Esco dall&#8217;ampia piazza e mi infilo per strade strette dall&#8217;origine medievale, dedite al commercio: da una parte quello di lusso, dall&#8217;altra quello low-cost “preso d&#8217;assalto” dai molti immigrati. </p>
<p>Abbandono le “piste battute” e vado dove rischio di perdermi, ma di imparare di più. Così spinto dal caso e dal vento che sferza <em>Den Haag</em>, mi trovo in una piccola piazzetta, la <em>Haagsche Bluff</em>, in cui sopravvivono le ultime case in stile Liberty. </p>
<p>Cartina alla mano provo ad uscire da questo dedalo, e passo dopo passo ritrovo la via verso la zona vicina alla stazione, dove sono arrivato col treno proveniente da Amsterdam. Qui è tutto un fiorire di nuove costruzioni ultramoderne che ospitano uffici e negozi.</p>
<p>Il bianco delle murature  imponenti spacca il cielo grigio che, bagnato, si posa sui loro tetti. Questa è <strong class="tag">L&#8217;Aia</strong> opulenta e appariscente: svetta nei 142 metri dell&#8217;<em>Hoftoren</em>, l&#8217;edificio più alto della città, sede del ministero dell&#8217;Educazione e della Cultura e delle Scienze dei <a href="/tags/paesi-bassi" title=" Vedi gli articoli per &quot;Paesi Bassi&quot;">Paesi Bassi</a>.</p>
<p>Quando entro e prendo l&#8217;ascensore per salire all&#8217;ultimo piano è ancora più impressionante. Non tanto, però, come la torre a fianco che si alza per trenta piani. Vista dabbasso mi ferisce gli occhi per il contrasto e mi fa girare la testa al solo pensiero di essere lassù. </p>
<p>Cercando la strada per l&#8217;albergo, passo proprio vicino al Palazzo reale. Gli edifici e le vie intorno mi dicono che sono tornato nella “vecchia” <strong class="tag">L&#8217;Aia</strong>. Davanti alla cancellata in ferro non c&#8217;è nemmeno una guardia. Se non la statua imponente di Guglielmo Primo che, fedele al suo soprannome di Taciturno, fissa muto l&#8217;edificio. </p>
<p>Fu lui durante la Guerra tra i <a href="/tags/paesi-bassi" title=" Vedi gli articoli per &quot;Paesi Bassi&quot;">Paesi Bassi</a> e gli Spagnoli (conosciuta anche come Guerra degli ottant&#8217;anni - 1568-1648), che portò al riconoscimento dell&#8217;indipendenza della Repubblica delle Province Unite. </p>
<p>Alzo lo sguardo verso il cielo. Sul pennone posato sui tetti del palazzo, lo stendardo regale aleggia nel vento forte. La regina Beatrice è in “casa”. </p>
<p><strong>INFORMAZIONI UTILI:</strong><br />
Come arrivare dall&#8217;Italia: <a href="http://www.klm.com/travel/it_it/index_default.html" rel="nofollow">KLM</a><br />
Come arrivare da Amsterdam: <a href="http://www.ns.nl/" rel="nofollow">Nederlandse Spoorwegen (Ferrovie Olandesi)</a><br />
Dove alloggiare: <a href="http://www.carlton.nl/" rel="nofollow">Hotel Carlton Ambassador</a><br />
Dove mangiare: <a href="http://www.maxrestaurant.nl/" rel="nofollow">Restaurant Maxime</a></p>
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		<title>Paesi Bassi, i colori de L&#8217;Aia</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Dec 2009 09:29:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Lessona</dc:creator>
		
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		<category><![CDATA[Europa]]></category>

		<category><![CDATA[L'Aia]]></category>

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		<description><![CDATA[Alla scoperta tra passato e futuro delle bellezze storico culturali del terzo centro olandese. Una città dalla forte connotazione cosmopolita dove si può incontrare il mondo. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Alla scoperta tra passato e futuro delle bellezze storico culturali del terzo centro olandese. Una città dalla forte connotazione cosmopolita dove si può incontrare il mondo. </p>
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	<h2>A passeggio per L'Aia                    </h2>
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		La piazza di fronte il Parlamento olandese		&copy Andrea Lessona	</div>

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	<!-- Thumbnails -->
	
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		<a href="/feed?pid=666" title="Il simbolo de L'Aia all'interno dell'Hoftorten" class="flickr">
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		<a href="/feed?pid=677" title="La statua di Guglielmo primo di fronte a Palazzo Reale" class="flickr">
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		<title>Kenya, Natale con i Masai</title>
		<link>http://www.ilreporter.com/reportage/kenya-natale-con-i-masai</link>
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		<pubDate>Tue, 22 Dec 2009 07:30:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Monica Genovese</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Reportage]]></category>

		<category><![CDATA[Africa]]></category>

		<category><![CDATA[Kenya]]></category>

		<category><![CDATA[Masai]]></category>

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		<category><![CDATA[Nairobi]]></category>

		<category><![CDATA[Natale]]></category>

		<category><![CDATA[primopiano]]></category>

		<category><![CDATA[Samburu]]></category>

		<category><![CDATA[Swaily]]></category>

		<category><![CDATA[Tanzania]]></category>

		<category><![CDATA[Turkana]]></category>

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		<description><![CDATA[Africa nera. Nel cuore della savana, in mezzo alla natura e ai popoli locali, turkana e samburu, si festeggia il 25 dicembre. Messa cantata, pranzo di festa e sacrificio di una mucca.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Natale 2007. Trascorso all’ombra di una grande acacia nel bel mezzo della boscaglia africana. A cinque ore di distanza da <a href="/tags/nairobi" title=" Vedi gli articoli per &quot;Nairobi&quot;">Nairobi</a>, capitale del <a href="/tags/kenya" title=" Vedi gli articoli per &quot;Kenya&quot;">Kenya</a>, città caotica, frenetica, moderna e, al tempo stesso tristemente ricca di bidonville, dove si parla inglese e swahili, ma anche altre lingue impropriamente definite dialetti come il <strong class="tag">samburu</strong> e il <strong class="tag">turkana</strong>, entrambe di derivazione nilotica.</p>
<p>Qui, lontana da tutto, lontana persino dalle città locali, vivo per qualche giorno tra le popolazioni del posto. Il sole splende ogni giorno e la temperatura è di circa 28 gradi. Le piante di aloe, dall’aspetto rigoglioso, ricoprono vaste aree di questo territorio non troppo lontano dalla <a href="/tags/tanzania" title=" Vedi gli articoli per &quot;Tanzania&quot;">Tanzania</a>.</p>
<p>Il 25 dicembre si avvicina e anche in questo luogo tutti si preparano alla festa religiosa, sebbene in maniera diversa rispetto a quella a cui sono abituata. I <strong class="tag">samburu</strong> e i <strong class="tag">turkana</strong>, popoli <a href="/tags/masai" title=" Vedi gli articoli per &quot;Masai&quot;">masai</a>, sono cattolici, ma conservano un fortissimo legame con le loro ancestrali tradizioni e gli uomini possono sposare più di una donna.</p>
<p>La messa natalizia dura due ore circa ed è quasi totalmente cantata. Il mio compagno di viaggio ed io siamo gli unici <strong class="tag">musungi</strong>, ovvero bianchi e, così, per curiosità e per ospitalità, tutti quelli che entrano in chiesa, mano a mano, vengono a salutarci, a stringerci la mano. Le donne sono sedute da un lato della piccola chiesa, gli uomini dall’altro. </p>
<p>Gli addobbi sono eccentrici, coloratissimi e un po’ eccessivi. Il presepe, preparato alla meglio, è un tripudio di luci intermittenti irregolari da cui si diffonde nell’atmosfera una musichetta stonata che, ormai ha perso il suo ritmo festoso. Ma nessuno ci fa caso.  </p>
<p>A celebrazione ultimata si torna nelle capanne, realizzate con sterco di vacca, paglia e fango, dove si avverte l’emozione dell’aspettativa, dell’attesa. A <a href="/tags/natale" title=" Vedi gli articoli per &quot;Natale&quot;">Natale</a>, infatti, l’intera comunità si riunisce per ammazzare un animale. Di solito la mucca più vecchia. E’ l’unico momento dell’anno in cui si mangia carne, pietanza rara in questa zona del <a href="/tags/kenya" title=" Vedi gli articoli per &quot;Kenya&quot;">Kenya</a>. </p>
<p>Qui, il classico cenone è sostituito da un pranzo a base di carne semplicemente cotta su un fuoco all’aperto, troppo spesso circondato da mosche e da qualche cane che spera, invano, in un boccone. Gli uomini della tribù <strong class="tag">samburu</strong>, la mattina di <a href="/tags/natale" title=" Vedi gli articoli per &quot;Natale&quot;">Natale</a>, sacrificano l’animale, ne bevono il sangue e succhiano il midollo dalle sue ossa. Tutti intorno alla carcassa.</p>
<p>I guerrieri e gli anziani pranzano a terra, distanti dalla tavolata dei bambini e dei ragazzi. Qualcuno arriva dai villaggi più lontani, ma a qualsiasi ora si presenti gli viene conservato un pezzo di carne perché sia <a href="/tags/natale" title=" Vedi gli articoli per &quot;Natale&quot;">Natale</a> per tutti.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>La statua di Zeus, meraviglia &#8220;perfetta&#8221;</title>
		<link>http://www.ilreporter.com/storie/la-statua-di-zeus-meraviglia-perfetta</link>
		<comments>http://www.ilreporter.com/storie/la-statua-di-zeus-meraviglia-perfetta#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 22 Dec 2009 07:30:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriel Tibaldi</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Storie]]></category>

		<category><![CDATA[Europa]]></category>

		<category><![CDATA[Grecia]]></category>

		<category><![CDATA[Olimpia]]></category>

		<category><![CDATA[Zeus]]></category>

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		<description><![CDATA[La statua di Zeus, una delle sette meraviglie del mondo antico, fu un'opera religiosa di straordinario impatto. Emotivo, psicologico e umano in senso stretto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Fatta d&#8217;oro e d&#8217;avorio. Una delle statue più celebrate al mondo e sicuramente la più descritta e per certi versi tormentata del mondo antico. Stiamo parlando della statua di <strong class="tag">Zeus</strong>, concepita e costruita dal più conosciuto scultore greco della <a href="/tags/grecia" title=" Vedi gli articoli per &quot;Grecia&quot;">Grecia</a> Antica. </p>
<p>Da quel Fidia (490 a.C ? – 430 a.C.?) che fu maestro insuperato nel rappresentare l&#8217;eterno e sempre alla ricerca di quella perfezione artistica che molti sotengono non esistere e che lui forse aveva trovato.</p>
<p>Molte delle sue opere si sono perse nel tempo e di esse abbiamo solo ricordi tramandati, oralmente, con scritti o raffigurazioni. E per la statua di <strong class="tag">Zeus</strong>, una delle sette meraviglie del mondo antico, il destino non è stato diverso. Oggi ne abbiamo solo una copia, che si trova all&#8217;Ermitage di San Pietroburgo.</p>
<p>Una copia, con tutta probabilità non fedelissima, fatta sulla base delle descrizioni e delle rappresentazioni fatte nel corso degli anni.</p>
<p>La statua venne collocata nel tempio omonimo dell&#8217;antica città di <strong class="tag">Olimpia</strong>. E le sue proporzioni furono così maestose che qualcuno ebbe a dire che se <strong class="tag">Zeus</strong> avesse deciso di alzarsi in piedi avrebbe scoperchiato il suo stesso tempio.</p>
<p>L&#8217;opera d&#8217;arte venne da subito riconosciuta come insuperabile, tanto che abbondano le descrizioni e le raffigurazioni sulla stessa. Venne persino immortalata su alcune monete del V secolo. </p>
<p>Ebbe, allora, il destino che oggi ha un&#8217;altra opera d&#8217;arte che molti hanno cercato di riprodurre, descrivere, raccontare e pure deridere. Ci stiamo riferendo alla celeberrima &#8220;Monna Lisa&#8221; di Leonardo.</p>
<p>Fiumi di parole e di pensieri hanno accompagnato le più grandi opere dell&#8217;ingegno umano, un ingegno che fortunatamente è spesso alla ricerca del bello, dell&#8217;eterno e della raffinatezza.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>La Fabbrica dei Giorni</title>
		<link>http://www.ilreporter.com/libri/la-fabbrica-dei-giorni</link>
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		<pubDate>Mon, 21 Dec 2009 11:30:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Libri]]></category>

		<category><![CDATA[Danza del ventre]]></category>

		<category><![CDATA[Europa]]></category>

		<category><![CDATA[Granviale Editori]]></category>

		<category><![CDATA[Lido di Venezia]]></category>

		<category><![CDATA[Luca Ferrari]]></category>

		<category><![CDATA[Malamocco]]></category>

		<category><![CDATA[Mare Adriatico]]></category>

		<category><![CDATA[Negrita]]></category>

		<category><![CDATA[Veneto]]></category>

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		<description><![CDATA[Viaggio tra romanzo e giornalismo. Poesia e cronaca. Il giovane scrittore/giornalista Luca Ferrari racconta il Lido di Venezia. In 3D. Su carta. Come nessuno aveva ancora osato fare. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Romanzo e giornalismo. Poesia e cronaca. Emozioni e note. Dopo quattro libri di poesie, (<em>Il magazzino dei mondi</em>, 2000; <em>Ho scelto il blu per colorare l’anima</em>, 2001; <em>Frenetica storia infinita</em>, 2008 e <em>Sfregi</em>, 2009), il giovane scrittore/giornalista veneziano <strong class="tag">Luca Ferrari</strong> esce allo scoperto con la sua prima opera di prosa, <strong>La Fabbrica dei Giorni</strong>, edita da <a href="http://www.granviale.it" rel="nofollow"><strong class="tag">Granviale Editori</strong></a>. </p>
<p>Il libro, nato dall&#8217;omonima rubrica on-line che Luca stesso ha ideato per Granviale.it, è un viaggio di 47 tappe (a cavallo fra l&#8217;estate 2008 e l’autunno 2009) narrato nell&#8217;isola dove vive e lavora. Il <strong class="tag">Lido di Venezia</strong>. La realtà laguare, insieme ai suoi cittadini, è teatro e protagonista. Ed è così che servizi di routine diventano talvolta conversazioni con le nuvole, suggerendo scorciatioie interiori. </p>
<p>Si comincia sulla spiaggia. Quella baciata dal <a href="/tags/mare-adriatico" title=" Vedi gli articoli per &quot;Mare Adriatico&quot;">Mare Adriatico</a> dove, s’intuisce, l’autore ama andare a correre. Di lì a poco arriva il celeberrimo Festival del Cinema ed è ammirevole, per noi comuni mortali che non appariamo mai sulle copertine di Vanity Fair, Vogue o Best Movie, che il primo articolo sull&#8217;argomento sia dedicato ai fan. </p>
<p><strong class="tag">Luca Ferrari</strong> non ha paura di mettere a nudo i propri ricordi. Alcuni poco felici. Ci sono. Ma vanno trovati. Il Lido svela i suoi tanti volti. Le voci del mercato, il parco giochi dei bambini, le mostre locali d’arte, lo spettacolo di <strong class="tag">danza del ventre</strong> sulla sabbia. Va oltre i fatti. Le riflessioni nascono e si sviluppano nelle parole che scorrono come una canzone. Non mancano critiche di fronte a palesi ingiustizie.</p>
<p>C&#8217;è spazio per la dimensione sportiva internazionale della prima tappa del Giro d’Italia 2009, e quella più locale dell&#8217;inaugurazione della nuova sede del Tiro con l&#8217;Arco. C&#8217;è la cultura della memoria archeologica (museo di <strong class="tag">Malamocco</strong>) e quella umana, con i ragazzi che regalano abbracci gratuti (Free hugs) e il commovente coro degli studenti del Master nei Diritti Umani, riunitisi insieme alle associazioni locali nel giorno del 60° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. </p>
<p>Spettacolo e solidarietà. Azione e vita di tutti i giorni. Lo scrittore riesce ancora nella difficile impresa di sapersi meravigliare del posto in cui vive (e dove ha trascorso la maggior parte della sua vita). Per capirlo, forse bisogna tornare all’inizio quando scrive “<em>C’è chi dice che sia inutile fare un’altra passeggiata perché il Lido già lo conosce. C’è chi dice che ogni giorno è una lezione che nessuna esperienza precedente vi ha ancora preparato a vivere</em>”. </p>
<p>Davvero anomala questa penna. Citando la rock band aretina, <em><strong class="tag">Negrita</strong></em>, lo scrittore si definisce “uno straniero nella sua città”. Prosegue il suo viaggio. Vuole farlo. C’è una malinconia lottatrice che carezza ogni sua dedica camaleontica. Potrebbe essere la fine di qualcosa. O un nuovo inizio. Comunque sia, ne è convinto l’autore, sarà una magia. <em>Voilà</em>!</p>
]]></content:encoded>
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