Colline profilate di grano si estendono infinite verso l’orizzonte. Qui, dove il blu del cielo incontra il giallo del frumento, vivono antichi manieri, chiese secolari, città uniche che custodiscono la storia, la cultura e l’arte della Vysocina: il cuore nascosto della Repubblica Ceca.
Un cuore che insieme al mio ho sentito battere forte nei giorni in cui ho attraversato questa regione ai confini tra Boemia e Moravia. Accompagnato dalla guida Jitka Mattyašovská, dall’interprete Paula Torresan e dal fotoreporter Federico Ranghino, ho scoperto bellezze cristallizzate nel tempo.
Qui, dove l’Unesco ha posato i suoi occhi, proclamando molti siti patrimonio dell’Umanità, io ho cercato di aprire i miei per vedere cosa c’era oltre e incontrare quelli della gente comune. Gente mite, sincera, disponibile, nel raccontare la regione, i piccoli fatti della vita quotidiana, la loro storia.
Così mentre attraversavo il quartiere ebraico della città di Třebíč per arrivare alla Sinagoga ho sentito l’orrore del Nazismo rivivere nell’eco dei passi marziali che portavano via il futuro e la vita nei campi di sterminio.
Ho visto lo sfregio comunista nella piazza della città di Jihlava: un palazzo enorme, quadrato, pesante. Ricordo di quelli che furono gli anni del regime rosso, vinti dalla Rivoluzione di Velluto nel 1989, grazie alla mediazione di un gruppo di intellettuali, noti come Charta 77, e guidati dallo scrittore e drammaturgo Václav Havel.
Ho vissuto il fremito di una preghiera libera, senza paura di denuncia, nel santuario di San Giovanni Nepomuceo, una struttura a forma di stella a cinque punte, adagiata sul monte Zelená hora.
Ho liberato lo sguardo, coloratosi di pastello su náměstí Zachariáse z Hradce, la piazza rettangolare della città di Telč, dove le case e gli edifici rinascimentali e barocchi allungano la loro ombra sulle due fontane e la colonna della Vergine del 1720.
Ho scoperto il sapore della birra ceca e la sua storia secolare in un birrificio che conserva il segreto della produzione e il valore di questi luoghi, frutto di duro lavoro e sana passione.
Ho partecipato a feste patronali perché la modernità non cancelli la memoria: e le tradizioni possano essere tramandate di bocca in bocca insieme ad antiche filastrocche, vecchi mestieri, rappresentazioni musicali e teatrali. Tutti tenuti vivi da una effervescenza volontaria che ogni anno regala manifestazioni in ogni dove nella Regione.
E così mi ha capitato, mentre visitavo il castello dall’architettura medievale di Lipnice, di assistere alla scuola estiva di un gruppo di studenti musicisti che per un giorno hanno dimenticato le pozze d’acqua tanto care ai bimbi e agli adolescenti del luogo.
Orfani del mare, d’estate usano questi bacini – usati dai Vigili del Fuoco come serbatoi – per tuffarsi. In inverno, invece, per pattinare. Un inverno rigido e innevato che qui inizia presto e finisce tardi, reso meno freddo grazie al calore di queste persone.
I servizi che seguiranno sono il racconto dei luoghi visti e delle storie vissute nei giorni del mio viaggio: ricordi resi ancor più unici e indelebili dal battito della Vysocina. Che poi è il battito del cuore sincero della sua gente.


Nel palazzo arcivescovile della cittadina morava, uno dei più alti esempi di architettura italiana, per scoprirne le sale maestose e i giardini magnifici. Entrambi patrimonio mondiale dell’umanità.

Viaggio nella regione della Vysocina alla scoperta dell’edificio ecclesiastico in onore di Giovanni Nepomuceno. Capolavoro barocco con pianta a forma di stella a cinque punte inserito dall’Unesco nel patrimonio dell’Umanità.

Il Mar Tirreno accarezza la Costa degli Dei regalandole sfumature di insoliti colori. Viaggio a Capo Vaticano (VV), una delle più suggestive località della Calabria.
Che poesia!
Viene voglia di partire subito.
Grazie per farci scoprire sempre posti nuovi e regalarci emozioni intense.
Marisa
Gentile Marisa,
grazie per il tuo commento.
La poesia è insita nei luoghi e nella gente della Vysocina che ho avuto la fortuna di vedere e incontrare.