Ci sono parole che imbrattano, feriscono, uccidono. Anche la memoria. E’ successo nel cuore di Milano, nei giardini dove i bimbi giocano e sognano, magari come noi, di fare i giornalisti. Magari come Lei, Oriana Fallaci, cui quell’angolo di verde è dedicato.
Nel primo anniversario della sua morte, venerdì 15 settembre, mani infami hanno sfregiato la lapide con spray anonimi, figli di una “cultura” del dileggio, che nega il pensiero libero e anticonformista.
Si sono nascosti nella notte e, orgogliosi, hanno colpito chi non si può difendere. L’indomani si saranno vantati del gesto, senza mostrarsi, paladini indefessi dello scherno becero e della vigliaccheria. Mettere la faccia significa avere coraggio, oltre che idee.
Di Oriana Fallaci, una delle più grandi reporter di questo Paese e del globo intero, è inutile e banale tracciare un profilo: per Lei parla la sua vita, i libri che la raccontano, le migliaia di articoli pubblicati ovunque. Anche in America.
Era lì, la mattina dell’11 settembre del 2001, quando gli aerei dirottati hanno abbattuto un simbolo e cambiato il mondo. Per sempre. E’ da lì è iniziata la sua personale guerra contro l’Islam. Che ha scatenato polemiche, indignazione, ma ha avuto il merito di innescare domande, chiedersi la ragione, cercare di capire. Chi fa il giornalista sul serio sa di cosa parlo.
Ai miei occhi Oriana Fallaci ha avuto questo pregio. E lo dico proprio perché non sempre ero d’accordo con le sue idee. Ma almeno Lei le aveva. il reporter è figlio di grandi reporter e del pensiero di Voltaire: “Non condivido affatto ciò che dici, ma sono pronto a dare la vita perché tu possa continuare a farlo”.
Chi ha infamato la lapide di Oriana Fallaci non può capirlo. Ma se non c’è rispetto per la Morte, come può essercene per la Vita?


Cento anni fa nasceva una delle più importanti riviste letterarie d’Italia. Storia di chi voleva cambiare la nazione sul filo della carta stampata. Puro concentrato d’avanguardia.

Indimenticato maestro della carta stampata. Inviato nelle viscere della Storia. Penna sublime ed esempio per le nuove generazioni d’inviati. Quando il mito incontra il reporter.

Viaggiatore del mondo. Testimone attento e meticoloso ha saputo rendere con le sue parole l’essenza vera e intima di cosa ha visto e vissuto.