La notte di Lhasa è un fumo grigio nel cielo senza stelle. L’oscurità bruciata nasconde la repressione dell’esercito cinese. Casa per casa, un uomo dietro l’altro.
Il governo tibetano, in esilio in India, ha denunciato nuove uccisioni brutali. Le prime conferme filtrano a fatica dalla Cina. Ma filtrano. Nonostante la censura di Pechino che non permette ai giornalisti di andare in Tibet.
Il Dalai Lama, purché le violenze cessino, è pronto a dimettersi. A rinunciare alla guida spirituale di tutti i bhuddisti. Non vuole che agli ultimi 19 manifestanti uccisi se ne aggiungano altri, oltre al centinaio dei giorni precedenti.
Da Pechino gli attribuiscono la colpa di tutto: “E’ lui è la sua cricca tibetana che fomentano le proteste anticinesi”. E poi ancora: “Le manifestazioni sono state organizzate per sabotare le Olimpiadi di Pechino”.
Il premier cinese Wen Jiabao ha parlato di violenze commesse dai manifestanti contro “innocenti cittadini cinesi e le loro proprietà”. E ha aggiunto: “Hanno compiuto saccheggi e incendi, uccidendo in modo estremamente crudele persone innocenti”.
Dei monaci e dei civili tibetani ammazzati non parla. Non parla delle persone arrestate ieri, legate e caricate a forza su camion, e poi portate in giro per le strade di Lhasa come un trofeo.
Tace il Mondo e quando sussurra lo fa in modo confuso e discordante. L’appello è al dialogo, alla fine delle violenze, al ripristino della sicurezza.
La pace va conquistata anche a costo di sacrificare le Olimpiadi. Un gesto estremo, ma non per questo meno necessario se si vuole ottenere qualcosa. I Giochi non sono importanti per lo sport, ma per l’economia. Mondiale. La Cina è il nuovo mercato. E oggi che il vento della recessione soffia forte dagli Usa lo è ancora di più.
Ma se non si interviene con fermezza si avranno le solite promesse vuote. Le stesse che i cinesi avevano fatto per aggiudicarsi le Olimpiadi: rispetto dei diritti umani, salvaguardia dell’ambiente, Tutela dei principi di democrazia.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Anche quelli chiusi che non vogliono vedere per paura di aprirli su una nuova Piazza Tian’anmen.

"Dalla nebbia alle nuvole – In bici verso il Tibet" di Bernardo Moranduzzo, Marcella Stermieri - http://dallanebbiallenuvole.net, 2010


Città che nasconde un tesoro in bilico tra cultura, storia e tradizione. Viaggio nella capitale della Repubblica Popolare dove passato e presente si fondono. Proprio nel giorno del capodanno cinese.

Movimento perseguitato dal Partito Comunista Cinese. Un volantino e un’anziana sotto la pioggia. Un grido di dolore silenzioso.

Costerà circa quattro miliardi di dollari e non sarà solo un tributo al grande Filosofo Pensatore ma celebrerà le invenzioni e le scoperte cinesi di tutti i tempi.