Gli occhi di quel bimbo attraversarono l’Europa. Superarono lo schermo. Entrarono nei miei.
Mio padre mi portò via dal televisore e mi accompagnò in camera. Guardai i soldatini morti sul tappeto. E piansi.
Solo tanti anni dopo, mentre mi trovavo di fronte al monumento nel Bogside a Derry, la memoria fece rivivere il ricordo.
Quel giorno lontano avevo visto l’orrore del Bloody Sunday sullo schermo di casa mia.
Mi inginocchiai, strappai un filo d’erba dal prato e lo misi nel moleskine, bagnato dalle lacrime del cielo.
Oggi, 36 anni dopo, il dolore è sempre vivo. La giustizia negata: le famiglie dei 14 civili innocenti, uccisi dai parà inglesi, aspettano ancora un colpevole.
Ho chiesto a Silvia Calmati di fare un articolo su quegli eventi.
Silvia ha ricostruito con un rigore giornalistico straordinario i fatti dal 30 gennaio 1972 sino ad oggi.
Immagino, conoscendo la sua profonda sensibilità, oltre al suo grande sapere dei Troubles, quanto debba esserle costato.
Entrambi abbiamo l’Irlanda nell’anima e nel cuore.
A me quella terra ha regalato viaggi, emozioni uniche, un libro, un figlio.
Vorrei che un giorno gli occhi di Jordan vedessero quelli di un bimbo, irlandese come lui, senza più lacrime per l’orrore.
Vorrei che i suoi occhi vedessero giustizia

"Qui Belfast. 20 anni di cronache dall'Irlanda di Bobby Sands e Pat Finucane" di Silvia Calamati - Edizioni Associate, 2008


Intervista esclusiva de “il reporter” a Silvia Calamati, in occasione del 29° anniversario della morte di Sands e della contemporanea pubblicazione del libro della giornalista italiana sulla vita e sul diario che l’Allodola d’Irlanda scrisse in carcere.

Nell’ottobre 1974, i “provos” dell’Irish Republican Army (IRA) mescolarono birra e profumi a sangue e gelignite: una bomba per l’Horse and Groome e un’altra nel pub Seven Star.

La “maledetta domenica” che cambiò per sempre l’Irlanda del Nord “rivissuta” con rigore giornalistico da Silvia Calamati, la più grande esperta italiana del Northern Ireland.