Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per un padiglione illuminato ché la diritta via era azzeccata. So ben com’i’ v’intrai, tant’era pien di entusiasmo a quel punto che la verace via abbandonai. Ma poi ch’i’ fui al piè d’uno stand giunto, là dove il palato chiedeva piacer, che m’avea d’estasi cor compunto.
Non me ne voglia il Divino Alighieri per questa personalizzazione dei suoi immortali (e infernali) versi, ma emerge la poesia quando il sipario si alza sul VinItaly, lasciando il pubblico a godersi il salotto più aromatico di Verona Fiere. M’introduco anch’io, e ho subito l’onore di ballare un lento (lungo e appassionato) con VinItaly (salone internazionle dei vini e dei distillati), nobildonna veronese, al cui fianco si presentano le gentili damigelle, Agrifood (rassegna dell’agroalimentare di qualità) e Sol (salone internazionale dell’olio d’oliva extravergine di qualità).
Inizio dalla Toscana, e dalle bottiglie dell’amato Chianti. La vista (e l’assaggio) del vino Brunello mi riporta subito alla soave Montalcino. Ogni volta che la ritrovo nella mia mente, mi riprometto sempre di tornarci. Piccola perla della campagna sensese, nel cuore della Val d’Orcia, a ridosso della provincia di Grosseto.
Ormai ho qualche conoscenza nell’ambiente, e così, fra un appunto e un altro, trovo anche il tempo di fare qualche saluto. Ma sono a caccia di nuovi volti. Di nuove storie. Passeggiando fra i giganteschi stand del VinItaly vengo rapito dal Salento (LE), e dall’affascinante storia della ditta “Michele Calò & figli”.
Nel servire una gustosa (e azzeccata) zuppa di ceci (accompagnato da un vino rosato della fertile terra pugliese), l’indomito padrone di casa narra di questi legumi come il cibo più antico dell’uomo. Perché è quando l’uomo smise di essere legato alla transumanza degli animali e iniziò a coltivare, che iniziò a progredire e gettare le fondamenta della società.
La zuppa deliziosa mi stimola l’appetito, così sospendo gli assaggi enolici, e mi dirigo all’Agrifood. E cosa trovo? Piccole astronavi di pane pronte per fare il pieno di primizie. Ci sono assaggi degni della tavola delle feste dei grandi visir. Potere contadino. Sapori un tempo giudicati poveri, e oggi richiesti da ogni dove.
Un altro salto regionale, ed eccomi atterrare in un raffinato brunch offerto dalla holding Terra Moretti.
Un cesto di soffici pezzi di pane intinti in variegati oli da tutta Italia (calabresi, umbri, marchigiani), lasciano una sensazione cui nessuna descrizione farebbe abbastanza giustizia. Nel conficcare uno stuzzicadenti su un’oliva verde acceso, mi ritrovo pochi secondi dopo lanciato a tutta velocità sull’autostrada del gusto più raffinato.
E qual è la storia di questo frutto della Terra? Nell’assaporarlo, vedo la frenesia dei commercianti al rallentatore. Vedo un uomo che tramanda al figlio l’amore per la terra. Vedo la fiducia fra due persone che continuerà a crescere in mezzo ai tanti alberi cresciuti prima e dopo di loro. Ricomincia così la favola.
E fu così le stelle tornarono a splendere.





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