Vette innevate che s’innalzano sulle vallate in fiore. L’aria primaverile che invita a piacevoli escursioni, nordic walking, gite in bicicletta oppure semplicemente immolati al “dolce far niente”. Un benessere assoluto sotto i primi raggi di sole primaverile e circondati da un paesaggio montano.
Incastonata fra Austria, Svizzera, Lombardia e Trentino, è la Val Venosta, stupenda vallata dell’Alto Adige occidentale che si estende dal Passo di Resia, dove nasce l’Adige (secondo fiume per lunghezza in Italia, ben 406 km, inferiore solo al Po) a Merano, costituendo il lembo più occidentale della provincia di Bolzano.
Fra le attrazioni naturalistiche più ammirate di questo territorio, un posto d’onore spetta al Parco Naturale dello Stelvio, meravigliosa area verde di centotrentacinquemila ettari, inaugurata nel 1935 (appartenente per solo un terzo alla Provincia di Bolzano-Alto Adige), e perfetto “esemplare” di coesistenza pacifica tra paesaggio naturale e coltivato.
Natura, non a caso, fa rima con cultura. Fra le mete da raggiungere, c’è Castel Coira, maniero dalla veneranda età di settecentocinquanta anni. Si trova sopra il comune di Sluderno, ed è uno degli antichi edifici più importanti e meglio conservati dell’Alto Adige. Qui si trova la più grande armeria privata (armature, armi e accessori) del mondo.
Nonostante l’architettura umana e naturale siano da prima pagina, simbolo indiscusso della vallata è la mela. I cinquemila ettari di frutteti che vi dimorano danno un’idea di quanta attenzione le venga conferita. Gli oltre duecento giorni di sole l’anno poi, conferiscono alla mela della Val Venosta la sua particolare qualità, apprezzata ben oltre i confini regionali.
Ma non è solo il sole ad avere un ruolo decisivo. L’unicità della mela della Val Venosta è dovuta anche all’altitudine dei frutteti e alle escursioni termiche esistenti tra giorno e notte. Per esempio sul Monte Sole si sono già verificate oscillazioni di temperature di addirittura sessanta gradi nell’arco di ventiquattro ore. Ciò facilita notevolmente la creazione di zuccheri naturali e contribuisce a rendere la polpa del frutto particolarmente consistente.
La coltivazione delle mele in Val Venosta si estende da Parcines, a nord di Merano fino a Sluderno, nella vallata centrale. A tale altitudine, che va da cinquecento a cento metri, vengono raccolte annualmente circa duecentomila tonnellate di mele. Aspetto non trascurabile, è che i contadini fanno uso di metodi naturali, nel pieno rispetto del frutteto, puntando sulla qualità.
La mela, che veniva coltivata già circa ottomila anni fa in Asia centrale, viene giustamente descritta come un medicinale e come portatrice di buon umore. Stimola l’appetito e la digestione, ha proprietà anticancerogene e funziona addirittura come antidepressivo.
A questo punto non mi rimane che l’assaggio, mentre mi godo il panorama che rinfresca le membra accaldate. Nell’affondare i denti sul frutto, sento una voglia irrefrenabile di delicata passionalità, e m’immagino già a Silandro la prossima estate, venerdì 17 e sabato 18 luglio, quando inizierà la Festa della Mela.





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