Il Karitè è un grande albero che può raggiungere i 15 metri d’altezza e cresce spontaneamente nella savana, sulle rive dei fiumi. I fiori sono profumati e i frutti, simili ad una prugna, contengono un nocciolo legnoso da cui si estrae il burro.
Questo albero viene considerato sacro e, quindi, non viene mai tagliato o danneggiato. La sopravvivenza di molti villaggi nel Sahel è scandita dai suoi ritmi naturali; infatti le donne da luglio a dicembre sono impegnate nella raccolta e nella preparazione di questo burro vegetale che, mentre un tempo veniva prodotto solo a uso familiare, oggi è un’importante fonte di reddito. E solo le donne possono essere le custodi di questo albero sacro, perché solo loro sono in grado di rallegrare con canti e danze gli spiriti del Karitè.
Per le sue numerose virtù, in Africa è chiamato “l’albero della giovinezza” e il suo prodotto viene destinato all’alimentazione, alla cosmesi ed all’impiego medico. Ricco di vitamina A,B, E, F rende la pelle morbidissima ed elastica anche grazie alla sua capacità di filtrare i raggi solari; in campo terapeutico viene impiegato contro i reumatismi, bruciature, eritemi e irritazioni della pelle.
In campo alimentare, si usa come un qualsiasi altro tipo di grasso. Ha un odore piuttosto intenso ed un sapore gradevole. Secondo me trova il suo miglior utilizzo nella cottura di carni in pentole di terracotta e, in Italia, è reperibile nelle erboristerie o nei negozi etnici (l’importante è che sia puro).
Una leggenda racconta che per alcuni popoli, gli alberi contengono la forza e l’anima degli degli Dei. Per questo si rivolgono ad essi cantando e pregando; così fece una donna che non aveva figli e desiderava tanto averne uno. Seguì il consiglio di un’anziana signora che la sentì pregare e chiuse in una grossa zucca vuota sette palline di burro di karitè.
Per sette sere dovette cantare una canzone davanti alla zucca; la settima sera alzò il coperchio e al posto del burro di karitè, vide una bellissima bambina bianca. Ma quella bambina, proprio perché era fatta di burro, non sarebbe mai dovuta uscire alla luce del sole e non avrebbe dovuto lavorare.
Quando crebbe era così bella che molti principi la chiesero in sposa, ma solo uno di essi la sposò promettendo di non farla mai lavorare. Tutto andò bene finché il principe non dovette partire e la lasciò sola con le altre mogli che iniziarono ad insultarla, essendo stanche di lavorare anche per lei.
La donna di burro perciò uscì a lavorare, il sole la fuse e tornò ad essere solo burro di Karitè. Si dice che la sua anima sia tornata a vivere nell’albero di Karitè, dove gli spiriti del burro possono essere utili agli uomini.





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