I termini anglosassoni, si sa, spesso sono guardati con sospetto (soprattutto da chi non conosce l’inglese) e considerati espressione di un postmoderno portato all’estremo.
Accade però anche che le parole inglesi vengano impiegate per qualcosa che di postmoderno non ha proprio nulla, come la locuzione Farmer’s market, letteralmente mercato del contadino.
I farmer’s market, spesso organizzati dagli stessi contadini, sono mercati in cui gli agricoltori vendono direttamente i loro prodotti ai consumatori senza passare dall’anello intermedio: quello dei commercianti.
Negli Stati Uniti, sono nati negli anni Novanta, ora stanno arrivando anche in Italia. Non si tratta di un bucolico ritorno alle origini stile “Voglio andare a vivere in campagna”.
I vantaggi sono reali e notevoli: dare la priorità ai piccoli produttori, spesso penalizzati dalle multinazionali e dalla grande distribuzione.
Così come la vendita di prodotti su scala locale, per evitare i trasporti lunghi, potenzialmente dannosi per la qualità dei prodotti alimentari. E in più c’è anche il rispetto della stagionalità.
In un farmer’s market, difficilmente si troveranno le zucchine nel mese di dicembre, ma questo permette di ritrovare il naturale ciclo delle stagioni e, meno romanticamente, di avere prodotti di qualità superiore, coltivati il più possibile con tecniche biologiche.
In Lombardia, l’iniziativa è stata promossa dalla Coldiretti di Milano e Lodi, che ha organizzato in diverse località della regione farmer’s market a cadenza periodica. A Milano, sabato 12 aprile si è tenuto Mercato km zero in piazza San Nazaro in Brolo.
Una delle piazze più centrali ed eleganti della metropoli lombarda si è trasformata in un coloratissimo mercato in cui gli agricoltori hanno incontrato i milanesi per proporre i loro prodotti: frutta, verdura, miele, vino, formaggio, latte, riso.
Al Mercato km zero, i numerosi milanesi presenti hanno potuto assaggiare e acquistare prodotti veramente naturali, difficilmente reperibili sui banchi della grande distribuzione. Come il latte appena munto, la verdura di stagione non trattata chimicamente, il miele biologico.
La finalità è sicuramente quella di offrire un prodotto migliore al consumatore, ma esistono anche finalità educative. Per esempio quella di avvicinare i bambini di città all’ambiente di campagna, e insegnare loro che no, il latte non nasce dal cartone.
Quella di creare una vera e propria educazione alimentare, per sensibilizzare il consumatore sull’importanza di sapere cosa mangia, come i suoi alimenti sono stati prodotti e trasformati.
Ma anche quella di rendere il momento della spesa un’occasione conviviale e non soltanto un dovere come spesso è diventato per tutti coloro che, al sabato pomeriggio, si recano controvoglia all’ipermercato.
E queste iniziative stanno riscuotendo un grande successo. Secondo ricerche e stime della Coldiretti, negli ultimi cinque anni, l’afflusso di gente negli spacci agricoli è aumentato del dieci per cento e non è da escludere che, grazie a iniziative come i farmer’s market (presenti non soltanto a Milano, ma praticamente in tutta la Lombardia) possa ancora crescere.
Per far capire al consumatore che, forse, non trovare le fragole in dicembre o le arance in luglio, alla fine è soltanto un vantaggio e che il momento della spesa può anche essere un’occasione per scambiare due chiacchiere con i produttori e gli altri clienti.





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