Alcuni la chiamano Sagra delle Sagre, altri Festival delle Sagre. Tutti si riferiscono alla manifestazione che, il secondo fine settimana di Settembre, fa convergere fiumane di persone nell’enorme Piazza del Palio di Asti, cuore pulsante del Piemonte, accomunate dal proposito di mangiare, bere, assaggiare specialità locali e divertirsi.
Il Festival ha ormai compiuto il 34° anno di vita, arricchendosi e specializzandosi sempre più con il passare del tempo. Originariamente, nasce come accompagnamento alla più sobria ma non meno importante “Douja d’Or”, manifestazione enologica promossa dalla Camera di Commercio di Asti per promuovere i vini della zona (la “douja” è il nome del recipiente tradizionale in cui veniva conservato “l’oro liquido” del Monferrato). In seguito, qualcuno ebbe la brillante idea di affiancare alle canoniche degustazioni dei veri e propri ristoranti in miniatura, per puntare sul consumo (e sull’allegria) della massa, oltre che sugli “addetti ai lavori” e gli intenditori.
Il risultato è oggi sorprendente. La Piazza del Palio di Asti viene allestita con circa 50 casette prefabbricate e numerate, ciascuna corrispondente ad un paese della Provincia. Ogni paese offre al pubblico un paio delle proprie specialità, generalmente un primo o un secondo piatto unito a un contorno, un dessert o un’altra golosità, il tutto a prezzi piuttosto irrisori che spaziano tra i 2 e i 4 Euro.
Completano la coreografia della piazza le sedi simboliche del Comune e delle forze dell’ordine (anche queste dentro coloratissimi prefabbricati), un “punto d’incontro” centrale, cabine in cui viene distribuita acqua minerale, tantissimi tavoli, caldarroste, ruota panoramica e venditori di palloncini.
Alla prima consumazione, ogni visitatore riceve la “mappa del villaggio” su cui è riportata l’ubicazione di tutti gli stand, un bicchiere di vetro e un sacchettino per poterselo appendere al collo (lo fanno davvero tutti, anziani e adolescenti!) Per ogni piatto che viene acquistato in una qualsiasi “casetta” presente in piazza, il riempimento del bicchiere con vino rosso sfuso è gratuito.
Per quanto ci si riprometta di restare sobri e di cenare (o pranzare) con morigeratezza, basta leggere la mappa e i nomi dei cibi per farsi tentare dalle specialità locali… Chi non darebbe almeno un assaggio ai “maltagliati di mais al sugo di coniglio”, ai ravioli del “plin”, alla “soma d’aj” con vino ed uva, al “baciuà” (zampino di maiale lessato) con bagnetto e alla gran “bagna cauda”, solo per riportare una piccola scelta di piatti, per poi terminare leggeri con una fetta di “bunèt” al cioccolato?
Unica pecca della manifestazione, ma nello stesso tempo prova del suo successo, è la quantità eccessiva di persone, che spesso genera code interminabili davanti agli stand dei piatti più richiesti. Ma per qualche strano motivo non c’è mai nessuno che, innervosito, abbandoni la fila: piuttosto, si fanno due chiacchiere con i vicini.





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